La scelta di trasferirsi in un altro paese, per un expat, può avere avuto a che fare con molteplici motivazioni: un’opportunità formativa o lavorativa; il desiderio di affacciarsi su un altrove per vedere cosa avesse da offrirci; il tentativo di tracciare un percorso diverso; il desiderio di mettersi in gioco e andare incontro al cambiamento, ecc. Qualunque sia stata la ragione alla base della scelta di partire, ogni expat è giunto in nuovo paese con un bagaglio più o meno pieno di aspettative, rispetto a ciò a cui sarebbe andato incontro, sia in termini di opportunità, sia per quanto riguarda le difficoltà che avrebbe potuto trovare.

 

L’attuale situazione pandemica, che viviamo ormai da un anno, è qualcosa che non era in alcun modo immaginabile quando è stato pianificato il trasferimento all’estero. Le restrizioni adottate da diversi paesi, come modo per prevenire la diffusione del SARS-CoV-2, stanno avendo implicazioni su aree diverse delle nostre vite. I cambiamenti con cui ci stiamo confrontando assumono per ognuno di noi significati particolari, che hanno a che fare con il modo in cui viviamo la nostra quotidianità e la progettualità rispetto alla nostra vita.

Ogni persona sta chiaramente vivendo questo momento storico in un modo personale e differente, ma ci sono alcuni aspetti rilevanti che possono accomunare l’esperienza di coloro che stanno affrontando questo anno all’estero.

 

SHOULD I STAY OR SHOULD I GO?

Un primo aspetto è legato alle misure adottate rispetto agli spostamenti fra paesi, e ha a che fare con un senso di insicurezza rispetto alla possibilità di rientrare in Italia o di essere raggiunti dai propri cari. Avvicinarsi alla famiglia è diventato molto difficile, o per qualcuno impossibile. E se in passato si può aver deciso di non tornare in Italia per le vacanze, per i più svariati motivi personali, ora non si tratta più di una decisione dettata dalla volontà, né dalla propria personale possibilità di spostarsi o meno. Anche alla luce di questo, molte persone hanno rimesso in discussione la scelta di vivere all’estero, chiedendosi dove continuare a portare avanti i propri progetti di vita.

 

Per coloro che già in precedenza convivevano con questo interrogativo, nel corso di questo anno tale dubbio può avere avuto una risonanza molto più forte che in precedenza. Alcuni, ad esempio, hanno avvertito un senso di urgenza rispetto al rientro nel paese di origine, che finora era più o meno distante, ma pur sempre avvicinabile. Se il dubbio fra il vivere all’estero o in Italia, da qualcuno era stato lasciato in sospeso in passato, le restrizioni e l’isolamento degli ultimi mesi, in certi casi l’hanno reso una domanda non più rimandabile, alla quale provare ora a dare una risposta.

 

Confrontarsi con questa domanda può però non essere semplice, anche perché spesso significa riprendere in mano le ragioni che avevano portato alla scelta di partire. Magari scoprendo che non hanno più la stessa rilevanza, alla luce di come ogni persona è cambiata nel tempo. Per qualcuno può anche voler dire riconsiderare situazioni o relazioni da cui aveva deciso di allontanarsi, o un contesto in cui non aveva più senso stare e per cui si era scelto di partire, magari senza aver ancora “fatto pace” con quel luogo.

 

Un’altra questione di non poco conto riguarda il fatto che tornare può voler dire ricominciare, in un paese – l’Italia – che per molti versi è “familiare”, ma che, dopo aver percorso un pezzo del proprio cammino altrove, è anche un posto nuovo, diverso, da riscoprire. Le domande che si aprono possono essere tante: dove vivrò? Che lavoro farò? Come tornerò a frequentare di nuovo gli amici, adesso che sono cambiato e che magari lo sono pure loro?

 

(S)LEGARSI

Un altro aspetto molto importante che ha caratterizzato la vita di molte persone nell’ultimo anno, riguarda il senso di solitudine che le restrizioni possono avere in qualche modo favorito, o reso particolarmente intenso. E se è proprio il senso di insicurezza e imprevedibilità che può farci sentire ancor più forte il bisogno degli altri, il fatto che le restrizioni per ora non diminuiscano, non facilita la possibilità di soddisfare questa esigenza.

Sentire la mancanza di persone importanti, anche quando favorita da vincoli oggettivi, può far emergere alcune domande sulle relazioni: cosa significa per me la vicinanza? Quanto per me è importante il sostegno degli altri? Mi sento di appartenere a quel mondo e a quelle persone anche se sono lontana da loro? E se condividere la quotidianità con certe persone, per me contasse più di quel che pensavo? E così via...

Le restrizioni che stiamo sperimentando rappresentano un grande vincolo alla nostra socialità e questa situazione straordinaria può aver acceso tante riflessioni e dubbi sulle nostre relazioni, inclusi magari anche i legami interrotti o da tempo lasciati in sospeso.

A volte, vivere all’estero può rappresentare un fattore che permette di tenere più lontano il pensiero di cosa fare con legami che si sono allentati, con persone del paese di origine con cui le cose vanno meno bene, con rapporti che hanno avuto “scossoni” o si sono nel tempo sfibrati e con cui però non si ha a che fare tutti i giorni, né tutte le settimane. Questo ultimo anno può aver favorito l’emergere di nuovi dubbi su cosa fare con queste persone e sul desiderio, o meno, di ricucire alcune relazioni o di riavvicinarsi a qualcuno.

 

Non è sempre facile fare i conti con questi interrogativi, anzi, a volte non lo è per niente. Questo perché le risposte non sono immediate: se fossero state così semplici da trovare, probabilmente lo avremmo fatto tempo prima, o non avremmo messo da parte quelle domande così scomode.

E non è facile perché a volte significa fare i conti con cose dolorose che abbiamo provato, con rapporti che possono farci star male anche “solo” ricordandoli.

 

E QUINDI COSA POSSO FARE?

Riprendere in mano antichi dilemmi messi in stand-by o rapporti che richiamano “ferite aperte” spesso coincide col sentirsi in grande difficoltà e provare sofferenza. Se state faticando ad accettare di stare male per situazioni che avevate messo da parte, anche grazie all’espatrio, o che pensavate di aver superato e ora si ripresentano, considerate innanzitutto che non si tratta di qualcosa di strano o inusuale, ma che ci può accadere come esseri umani.

Quella fatica che state vivendo è legittima, così come lo sono altre sensazioni che possono accompagnare i momenti in cui riprendiamo in mano aspetti più scomodi o dolorosi della nostra vita: il fastidio, la tristezza, l’ansia, il senso di smarrimento o di non saper cosa fare.

Alcune persone potrebbero trovare utile confrontarsi con gli altri, per sentirsi meno soli, e magari trarre spunti da come anche altri stanno vivendo le proprie difficoltà personali e stanno affrontando i propri dubbi.

 

Momenti come questo, dove ci si scontra con scelte e interrogativi non semplici, possono anche diventare l’occasione per intraprendere un percorso di psicoterapia, con un/a professionista che accompagna nel trovare modi per affrontare ciò che è doloroso, per aiutare a capire meglio ciò che si sta vivendo o ciò che fa sentire bloccati o “impreparati” ad affrontare una difficoltà. Uno/a psicoterapeuta è qualcuno insieme a cui creare nuovi percorsi (metaforicamente e non) da scegliere, perché più calzanti per sé. E la psicoterapia può essere anche un viaggio di conoscenza di se stessi e di “scoperta” di nuove possibilità, da giocarsi nella propria vita. Un percorso che aiuta a ritrovare la possibilità di scegliere, quando invece ci si sente fermi o bloccati.

 

Articolo di Francesca Ammannati
Conclusione di Sara Fornari