La relazione con gli altri, qualunque sia la forma in cui la pensiamo, porta con sé tanta bellezza e al contempo tanta fatica. Vuol dire mettersi in gioco, accogliere le idee dell’altro, discuterne, essere pronti a cambiare idea o a far valere la propria posizione. A volte vuol dire scontrarsi, altre solo confrontarsi. Qualcuno si sente arricchito dopo uno scambio, altri svuotati.

Dipende molto da cosa decidiamo di mettere nelle relazioni, da cosa siamo disposti a giocare con l’altro, da quanto ci sentiamo di poter essere noi stessi, di poter mettere nella relazione diversi pezzi di noi. A volte in contrasto tra loro, a volte poco piacevoli, altri sono pezzi che gelosamente custodiamo da qualche parte per paura che l’altro possa stropicciarli.

Se le relazioni sono complicate e faticose di per sé, la matassa si aggroviglia ancora di più quando si parla di una relazione di coppia. Prima o poi succede a tutti: un bel giorno ci si sveglia e ci si scopre innamorati. L’equilibrio che abbiamo guadagnato fin ora viene perso, le novità sono in agguato e, una volta deciso che ne vale la pena, cominciamo a fare spazio all’altro.

Facile a dirsi. Fare spazio all’altro porta con sé, spesso, un pensiero: più spazio faccio all’altro, meno ne rimane per me. Detta così credo che l’istinto di tanti possa essere quello di scappare e tenersi il proprio spazio, le proprie abitudini, la propria vita.

Proviamo invece ad immaginare la coppia non solo come qualcosa che si inserisce in uno spazio personale, ma come uno spazio nuovo, dov’è possibile sperimentare cose diverse, dove possiamo mescolare desideri e malumori con quelli dell’altro, dove si può crescere e scoprire aspetti di sé e dell’altro sotto una lente differente.

Non è facile portare avanti tutto quello che avviene dentro lo spazio della coppia. Qualcuno si sente vincolato, qualcun altro realizzato. L’ingranaggio da portare avanti non va mai da sé, è una continua negoziazione di quei pezzi che si sta cercando di mescolare con l’altro, per creare qualcosa di nuovo. In questo gioco relazionale ci si ritrova spesso a combattere piccole battaglie, per esempio affinché le idee di uno prevalgano su quelle dell’altro. Qualcuno si rassegnerà a escludere degli aspetti personali perché non piacciono all’altro, adattandosi. Ad altri andrà bene che l’ingranaggio provi ad andare da sé, senza preoccuparsi di doverlo oliare continuamente. Qualcuno sarà felice, altri concluderanno che stare in coppia è un qualcosa che non fa per loro.

Tutto assolutamente lecito.

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Ma c’è qualcosa che si potrebbe provare a fare fin dall’inizio, fin da quando le farfalle allo stomaco offuscano la mente? Io penso di si! Si potrebbe provare a comprendere l’altro, cercare di domandarsi come mai per l’altro quella cosa è importante, come mai all’altro fa star male una cosa che io faccio. Comprendere non vuol dire che va bene tutto, vuol dire mettersi nei suoi panni.

Se si percorre insieme la strada del capirsi, dell’essere disposti a dialogare e a volte a negoziare, potremmo trovare desideri e sogni che contengono allo stesso tempo i propri e quelli dell’altro, dentro un qualcosa costruito insieme.

Mi piace immaginare la coppia come un ballo, un passo a due. Per quanto allenati, i ballerini, quando si trovano a ballare con una persona nuova, devono un po’ ricominciare. Portano con sé l’esperienza passata, è vero, ma con essa anche il carico di delusioni, di paure, di esitazioni che l’hanno accompagnata. Portano a volte il peso del fallimento di quel ballo, di non esserci riusciti, di non aver saputo portare avanti la coreografia tale per cui diventasse una piacevole danza. Non sanno come si muoverà l’altro e non gli si potrà chiedere di iniziare subito a danzare.

Dovranno, insieme, iniziare a muovere i primi passi, aggiustandosi, pestandosi i piedi, a volte inciampando. Pian pianino, con impegno e voglia di imparare, cominceranno ad immaginare dove l’altro metterà il piede e allora, passo dopo passo, inciamperanno sempre meno, sapranno che muoversi in un modo può essere più divertente di un altro e il passo a due prenderà la forma di una coreografia.

Si sa però che una coreografia non può essere ripetuta alla stessa maniera per sempre: stancherebbe. Per questo gli artisti ne creano di nuove, ripetendo questo processo per ognuna di loro: aggiustandosi, inciampando, pestandosi i piedi, divertendosi…danzando insieme.

Vista così, la coppia non è un punto d’arrivo, come nella cultura comune spesso viene considerata, ma un punto d’inizio. Di che cosa? Di un divenire insieme qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, in continuo cambiamento. Senza mettere da parte lo spazio per se stessi, perché visto così, non è solo uno spazio che io faccio all’altro, ma è anche uno spazio che costruisco con l’altro. Non un vincolo, ma una possibilità in più.

Lo spazio della coppia va creato e ricreato tutti i giorni, considerando i cambiamenti, i desideri, le paure di entrambe le persone.

Innamorarsi può sembrare facile, ma alimentare la fiamma di una coppia è un impegno costante. Stare insieme è una scelta che si fa tutti i giorni.

Claudia Terranova

Psicologa-Psicoterapeuta