Incontro Chiara in un mio viaggio all’estero. Mi sente parlare al telefono in italiano, e questo attira la sua attenzione. Quando incrocio il suo sguardo mi sorride e mi chiede “Italiana?”. Mi spiega che le si accende un sorriso tutte le volte che sente parlare nella sua lingua madre: non capita così spesso nella cittadina in cui vive.
E’ così che cominciamo a chiacchierare.
Quella che ho deciso di riportare è la conversazione con Chiara rielaborata sottoforma di intervista, dopo averle chiesto il consenso per pubblicare la sua storia.

 


Da quanto tempo vivi all’estero?
Da 5 anni. Con qualche pausa (sorride). La prima volta che sono partita dall’Italia per un paese straniero venivo da un periodo non facile. Ero stanca di fare mille lavori poco soddisfacenti e poco retribuiti, sentivo che stavo sprecando energie e tempo per qualcosa che non mi piaceva, e avevo chiuso una relazione che si trascinava da tempo e che non mi aveva fatta star bene. Allora mi sono detta: bene, è l’ora di cambiare. E sono partita. In realtà, in quel momento, stavo solo scappando…


E cosa è successo una volta partita?
È successo che, secondo me, c’è una grossa differenza se parti per scappare da qualcosa o qualcuno, o se parti perché è un desiderio per te stessa e basta. E a dire il vero c’erano entrambe le cose, ma forse la voglia di scappare era prevalente. Sono andata in un altro paese, pensando di lasciarmi i problemi alle spalle. Ma i problemi ti seguono finché non decidi di affrontarli. E così, dopo i primi mesi di entusiasmo, ho cominciato a sentirmi sola, a non sentirmi nel posto giusto, e ho deciso di tornare a casa e affrontare le mie difficoltà prima di ricominciare davvero.


E poi cos’è successo?
E poi sono finalmente ripartita perché lo volevo davvero, perché sentivo che quella era la cosa migliore per me in quel momento. Non un ripiego o un rifugio, ma un desiderio. Chiaramente non è stato tutto rose e fiori, ma l’ho affrontato con più serenità.


Quindi una partenza più “sentita” (sorridiamo)! Quali sono state le tue difficoltà all’inizio?
La lingua. E le persone. Sentivo le persone fredde, quasi non interessate a stringere amicizie e mi faceva star male, pensavo che non sarei riuscita a creare legami. Invece, pian pianino, ho cercato di comprendere la cultura di questo paese e ho capito che quella che io chiamavo freddezza, per loro è solo cercare di essere rispettosi dell’altro. Allora, col tempo, anche il mio approccio verso di loro è cambiato e sono nate le prime amicizie.

 

                                                Richiesta primo colloquio gratuito con te all'estero


Immagino che una cultura differente dalla propria non sia immediata da comprendere. Mi parlavi anche della lingua…
La lingua mi ha fatto letteralmente impazzire (Chiara si fa una risata)! È difficile imparare le parole “base”, ma anche solo per spirito di sopravvivenza, nell’arco di poco le impari. Ma ti basta se sei qui in vacanza o per poco tempo. Se invece qui ci vivi hai bisogno di frasi più complesse per spiegarti, per capire gli altri, per sentirti bene. Così il mio primo periodo usavo l’inglese…ma non è la tua lingua madre…


(Chiara si ferma, sposta lo sguardo, come se ricordasse). Cosa intendi, le chiedo.
Andavo al supermercato, lavoravo, facevo delle cose del quotidiano usando tranquillamente l’inglese, ma quando ero triste, felice, arrabbiata, mi sentivo completamente in gabbia.
Se non si ha un’alta padronanza della lingua, le emozioni sono difficili da esprimere. La traduzione che fai dalla tua lingua madre ha uno scarto linguistico che mi sembrava incolmabile. Questo mi faceva impazzire. Mi sembrava di vivere a metà, di non essere mai completamente me stessa. Raccontare come mi sento è sempre stato molto importante e invece, qui, non riuscivo a farlo come avrei voluto.


Ne parli al passato…sei poi riuscita a superare questo ostacolo?
In parte. Ho migliorato il mio inglese, ho imparato la lingua locale, ho arricchito molto il mio vocabolario e ora sento di riuscire a comunicare tante cose in più rispetto all’inizio. Ma nulla può essere paragonabile alla tua lingua madre: è con essa che riesci a dare forma ai pensieri più profondi, a fare arrivare agli altri quello che senti dentro. È in italiano che ho bisogno di raccontare a qualcuno le mie difficoltà. Allora magari alzo il telefono e chiamo un’amica italiana…(sorridiamo).


Cosa ti manca di più dell’Italia?
Gli affetti, più di tutto. Ma anche il cibo, il cielo azzurro, i ritmi di vita più lenti…


Pensi mai di tornare?
Raramente. La mia vita adesso è qui. È vero, mi mancano molto alcune persone che ho lasciato in Italia, ma anche qui ho creato dei legami, una vita che mi fa sentire a casa e una soddisfazione lavorativa che in Italia non arrivava. Certo sono molto felice quando torno, ma va bene per brevi periodi e tornare poi a quella che ormai è la mia vita qui, la mia normalità.
Almeno per oggi, domani chi lo sa…

-----

Ringrazio Chiara. È tempo di salutarsi, tempo per lei di tornare alla sua vita e al suo lavoro e, per me, di riprendere il mio viaggio, con una storia preziosa in più da portare con me.
Il nome di Chiara è inventato, questa conversazione è avvenuta in un qualche luogo del mondo. Il contesto e la città sono volutamente non inseriti nella narrazione per rendere la persona di Chiara non riconoscibile.

Dott.ssa Claudia Terranova
Psicologa Psicoterapeuta