1) Si nasce;
2)
Si cresce; 
3) Si arriva al momento dell’adolescenza e si comincia a pensare al sesso e all’affettività; 
4) Si fa l’amore e si sperimenta sempre più la sessualità;
5) Ci definiscono “anziani” e raggiungiamo un equilibrio personale tra sessualità e affettività.  

Questo è a grandi linee l’iter che ci immaginiamo più facilmente giusto? CERTO, TUTTO VERO!
Ma se durante questa strada si presentassero degli incidenti di percorso? Oppure se già alla nascita presentassimo delle diversità? È il caso della DISABILITÀ, la chiamiamo così.
Oggi voglio parlare di questo tema: LA PERSONA CON DISABILITÀ FA SESSO? 

 

Facciamo un piccolo esercizio. Definite una persona disabile:
• Una persona con delle limitazioni: sì corretto, ma che tipo di limitazioni? Le limitazioni possono essere motorie, psichiche-intellettive e/o sensoriali. Lo sapevate tutti?
• Una persona che non può essere autonoma: non sempre vero.
• Una persona da tutelare e proteggere: probabile, ma dipende come e in che senso.
• Una persona diversa dalle altre che non può fare tutto quello che fanno tutti: ne siamo così sicuri?


Alla luce di queste domande, forse come prima cosa potrebbe essere utile pensare che il mondo della disabilità è un mondo davvero ampio e bisogna stare molto attenti a non generalizzare. Potete ben capire e immaginare quanto possa essere diverso avere una disabilità dovuta ad un’amputazione di una gamba, oppure una disabilità dovuta ad un grave ritardo cognitivo. Addentriamoci così nella sessualità: la persona senza una gamba secondo voi potrebbe avere delle pulsioni sessuali? Vi immaginate che possa avere una vita sessualmente attiva? Quasi sicuramente direste di sì…

E se vi facessi la stessa domanda riguardo però una persona con un grave ritardo cognitivo o con sindrome autistica? Se pensiamo che la sessualità ancora oggi ha i suoi tabù, figuriamoci la sessualità nella persona disabile. 

 

 Perché ne stiamo parlando? 

Perché fin troppo spesso ahimè il disabile viene considerato asessuato, oppure non capace di imparare e vivere la sessualità. Fino a qualche anno fa la sessualità nella persona con disabilità (soprattutto alcune) era davvero un aspetto da non trattare, da tenere nascosto, da reprimere. Una pulsione che poteva spaventare e addirittura potenzialmente pericolosa. Ma io vorrei sottolineare ancora (e non mi stancherò mai di dirlo!) che la sessualità è un diritto di tutti e che riguarda chiunque! Certo, come vi ho sempre detto, ognuno la vive a suo modo, pertanto anche la persona con disabilità potrà permettersi di costruire e viversi una sua sfera sessuale ed affettiva. 

Per tutti è importante provare piacere, provare interesse per le altre persone, avere fantasie erotiche, toccare il proprio corpo e/o quello altrui, provare emozioni! Certo magari è una sessualità che cambia nel tempo (se pensiamo ad esempio ad una persona che va incontro ad una malattia o ad un incidente), oppure che va costruita diversamente a seconda della patologia e delle caratteristiche personali (se pensiamo a difficoltà più psichiche, intellettive o di altre patologie che si presentano alla nascita). 

E non ci deve far paura quando notiamo che il nostro familiare con disabilità comincia a manifestare pulsioni e/o interessi. Perché è in questa fase che spesso si “blocca” il processo: la persona manifesta eccitazione, desiderio, impulsi ma il familiare (o la persona vicino) si spaventa e reprime o ignora. Questo il più delle volte capita perché si è spaventati, ci si chiede se si è all’altezza di far fronte a questi desideri, si ha paura di sbagliare, di far soffrire, o addirittura anche di perdere un certo tipo di relazione costruita fino ad allora. Ma muoverci così non può che tenerci in gabbia tutti quanti e renderci tutti più frustrati, arrabbiati e insoddisfatti. Proviamo pertanto a fare qualcosa di diverso. 

Cosa possiamo cambiare?

Come prima cosa consideriamo LA PERSONA CON DISABILITÀ e NON IL DISABILE. Se cominciamo a leggerlo in questo modo allora viene da sé che in quanto persona, probabilmente si potrebbe innamorare della compagna di scuola, potrebbe provare piacere a toccarsi, potrebbe avere voglia di baciare l’altra persona, potrebbe eccitarsi a guardare una scena erotica, ecc. Non smettiamo mai e poi mai di dare voce ai sentimenti, alle pulsioni! Piuttosto impariamo insieme a dargli un nome se l’altro fa fatica, prendiamoci le misure, facciamo in modo che la sessualità diventi una sessualità più consapevole e non lasciamola chiusa a chiave all’interno di un cassetto. In quel cassetto probabilmente ci saranno già tante cose, tante sofferenze, dubbi o paure, pertanto il mondo affettivo lasciamolo il più possibile libero! Esploriamolo, parliamone, facciamo educazione alla sessualità! Troviamo un modo per vivere la sessualità anche nella disabilità, perché queste persone devono creare un loro modo per poter godere della propria sessualità così come chiunque altro! Non dobbiamo avere paura che possa succedere chissà cosa: se costruita bene, se spiegata, se affrontata, non può fare male a nessuno!

 

 3 cose da tenere a mente + una curiosità 

1) La sessualità è di tutti e per tutti!

2) Reprimere i sentimenti o le emozioni non è mai una buona strategia: rischia solo di farci stare peggio.

3) Se siamo in difficoltà nell’affrontare il tema del sesso quando si ha a che fare con la disabilità, non dimentichiamoci mai che ci sono dei professionisti che ci possono dare una mano a rifletterci e a pensare a come ci si può muovere in questo mondo che a volte ci può mettere a dura prova. 

4) Curiosità: anche in Italia finalmente comincia ad esserci attenzione sulla figura dell’operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità (la figura evoluta dell’assistente sessuale), così come in Olanda, Germania, ecc. Nel paese in cui siete conoscete realtà simili o associazioni di questo tipo?

 

…Il prossimo tema su cui scriverò riguarderà il magico mondo della coppia aperta e del poliamore, 

stay tuned!

Rossella Bazzani
Psicologa e Psicoterapeuta