«Da un lapsus può nascere una storia, non è una novità. Se battendo a macchina un articolo, mi capita di scrivere “Lamponia” per “Lapponia”, ecco scoperto un nuovo paese profumato e boschereccio: sarebbe un peccato espellerlo dalle mappe del possibile con l’apposita gomma; meglio esplorarlo, da turisti della fantasia»

Gianni Rodari

 

È dai tempi delle prime esperienze scolastiche che siamo propensi a pensare che gli errori siano qualcosa da non fare, da evitare in tutti i modi o per cui provare vergogna. Siamo stati abituati a vederli sottolineati con la matita rossa e accompagnati da un brutto voto. Così, anche da grandi, ogni volta che sbagliamo, scatta in noi una sensazione di inadeguatezza, di non sentirsi capaci o di non sentirsi all'altezza. Oppure, prima ancora di fare un errore, ci sentiamo bloccati dalla paura di sbagliare: temiamo le possibili conseguenze o l'eventuale giudizio degli altri. "Se sbaglio, gli altri cosa potrebbero pensare di me?". Se riflettiamo su come abbiamo vissuto le nostre esperienze relazionali, il rapporto con i genitori o con persone a noi care dell'infanzia, potremmo non sorprenderci quando da adulti sentiamo queste sensazioni, legate alla paura di commettere degli errori temendo di fare brutta figura.

Provando a soffermarsi sulla parola "errore", scopriamo che deriva dal latino error: vagare, errare.

Vagare, allontanarsi dalla via retta: esplorare nuove strade, sperimentare. E' comprensibile la paura di questo possibile movimento, perché vagando, ci muoviamo, facciamo nuovi esperimenti con noi stessi e con gli altri. Scopriamo nuovi lati di noi.

 

Scegliere la strada più sicura, è quello che facciamo più frequentemente perché sappiamo già cosa ci aspetta, scelta legittima e comprensibile poiché rassicurante. In alcuni casi  possiamo sentire però una sensazione di blocco: incastrati, non liberi di esprimere noi stessi.

 

Riconsiderando l'errore come un vagare scoprendo terre inesplorate, potremmo sentirci meno impauriti di sbagliare...

E se invece di aver fatto un errore, avessi aperto una porta fino a ora chiusa?
Cosa ho scoperto grazie a questo errore?
Cosa avrei potuto fare di diverso? Come avrei potuto farlo?
Cosa mi ha portato a fare questa scelta?

 

Diamoci la possibilità di scoprirci e riconsiderarci in altre vesti, provando altre opzioni, nuovi modi di fare, altre soluzioni... perché non dare spazio alle possibilità interessanti che possono derivare da vagare fuori dalla rotta che avevamo inizialmente immaginato? In questo senso, come diceva Rodari, l’errore “meglio esplorarlo, da turisti della fantasia

E come turisti della fantasia, vi invito ad avere il coraggio di viaggiare con i  vostri pensieri, con le vostre paure, considerando la possibilità di fare nuove  scoperte, facendo nuove esperienze e costruendo nuove storie...

 

Un suggerimento musicale:

"Chi sbaglia un racconto per errore o per prova,
Da quella storia vecchia ne può far nascere una nuova."

 

Buona lettura e buon ascolto!

Valentina Forestiero
Psicologa e Psicoterapeuta