Dopo aver vissuto all’estero, non riuscivamo a toglierci un dubbio dalla testa: ma chi vuole fare terapia quando è fuori dall’Italia, come fa? E proprio perché dalle domande nascono le migliori intuizioni, nel 2017 abbiamo fondato Con te all’estero.
La comunicazione è il fondamento di ogni relazione ed è uno degli strumenti più potenti che abbiamo non solo per esprimerci, ma anche per raggiungere obiettivi e per creare legami. Ci accompagna in ogni incontro, in ogni parola detta (o non detta), in ogni gesto, in ogni messaggio che inviamo.
E’ il ponte che ci permette di entrare in contatto con l’altro, di esprimere ciò che proviamo, di essere riconosciuti e di farlo a nostra volta con l’altra persona.
Ma proprio perché così centrale, è anche un terreno in cui spesso inciampiamo, e su cui, anche se per ragioni diverse e con livelli diversi, un po’ tutti facciamo fatica.
Le difficoltà comunicative possono avere origini differenti: da modi di esprimersi che non si incontrano, a emozioni intense che ci bloccano, fino alle differenze culturali o linguistiche, che diventano ancora più evidenti per chi vive all’estero.
E quando qualcosa non funziona nella comunicazione, spesso si prova frustrazione, un senso di incomprensione e a volte anche un sensazione di solitudine.
In questo articolo proveremo ad esplorare alcune delle sfide più comuni della comunicazione, con un approfondimento relativo alle relazioni di coppia, e a offrire spunti per rendere la comunicazione un po’ più fluida.
Senza la pretesa di dare ricette universali – come sempre nel nostro stile – ma con l’intento di offrire strumenti utili da cui partire per migliorare le cose.
L’importanza della comunicazione
Comunicare non è solo parlare. Significa anche ascoltare, provare a comprendere, accogliere ciò che l’altro ci porta, riflettere su quanto abbiamo sentito o letto.
Diversamente da come si può comunemente pensare, una comunicazione che funziona non elimina le divergenze di punti di vista, e nemmeno i conflitti – fanno anch’essi inevitabilmente parte dell’esperienza relazionale – ma permette di attraversarli sentendo molta meno solitudine o incomprensione. O non provando più queste sensazioni quando si comunica.
Le difficoltà nella comunicazione possono nascere da molte variabili, tra cui:
- Differenze nei modi di interpretare quello che l’altra persona ci sta dicendo (in forma verbale e non).
- Emozioni come ansia o paura, che rendono difficile stare nello scambio, e a volte finiscono per indirizzare la nostra interpretazione di quello che le altre persone ci dicono.
- Aspettative che canalizzano sia quello che diciamo e come lo diciamo, sia come intendiamo quello che di viene detto.
- Un ascolto parziale, centrato più su ciò che vogliamo dire che su ciò che stiamo ricevendo. O un ascolto che tende a confermare ciò che già pensiamo, invece che aperto a capire cosa davvero l’altro ci sta dicendo.
- E, soprattutto in contesti interculturali – ma non solo -, visioni del mondo e aspettative relazionali diverse.
Comunicare in modo più consapevole e potenzialmente più efficace richiede un certo tipo di presenza, fatta di curiosità e disponibilità al dialogo.
Ma soprattutto, richiede che ci fermiamo a osservare e capire innanzitutto come comunichiamo noi, prima ancora di cercare di “aggiustare” la comunicazione dell’altro. Cosa che, tra l’altro, non è possibile fare, perché non abbiamo il potere di modificare i comportamenti e le scelte altrui.
Nel prossimo paragrafo approfondiremo la comunicazione nei rapporti di coppia. Se in questo momento non hai una relazione, considera che ci troverai comunque spunti molto utili, per capire e affrontare meglio alcune dinamiche che riguardano le relazioni significative in generale.
Problemi di comunicazione nella coppia
Le relazioni di coppia sono spazi in cui le nostre vulnerabilità, i nostri desideri e le nostre aspettative emergono con forza. Per questo alcune difficoltà di comunicazione si manifestano spesso proprio nelle relazioni di coppia, a volte più che in altre.
Anche per il grado di vicinanza, condivisione e intimità che si raggiungono in una coppia.
Tra l’altro, non è raro che, anche in relazioni profonde, ci si possa trovare a parlare due “lingue emotive” diverse.
E spesso è proprio quando i partner hanno aspettative diverse sull’espressione dell’affettività, o modi differenti di esprimere i propri bisogni, che possono emergere incomprensioni.
Alcuni intoppi comunicativi nelle coppie nascono proprio quando ci sono:
- Modi diversi di esprimere affetto: per qualcuno contano le parole, per altri i gesti quotidiani.
- Aspettative differenti sul ruolo reciproco nella relazione.
- Stili comunicativi che si scontrano: uno più diretto, l’altro più indiretto o riflessivo.
Alcuni esempi:
- Una persona che esprime affetto con le parole potrebbe sentirsi trascurata da un partner che lo dimostra con i gesti, in quanto – spesso senza rendersene conto – è probabile che si aspetti la sua stessa modalità nel partner. E, al contempo, non è abituata a “leggere” la dimostrazione di amore che passa da altri canali, meno verbali.
Allo stesso tempo, chi predilige manifestazioni “più concrete” può fare fatica a esprimere a parole i propri sentimenti, ma potrebbe fare fatica anche a riceverne, sentendosi magari in imbarazzo o invaso/a.
Nessuno dei due ha ragione né torto, quello che serve è uno spazio in cui queste differenze possano essere esplicitate da un lato e accolte dall’altro. Altrimenti è facile che ci si senta delusi, invisibili o fraintesi. - Un altro esempio è quello di uno stile comunicativo diretto, che potrebbe risultare duro o aggressivo a chi preferisce un approccio più delicato. E, di contro, per una persona abituata a una modalità molto esplicita, una più morbida potrebbe apparire vaga, poco chiara, o non “arrivare”.
Inoltre, c’è un’altra questione molto importante nella comunicazione in generale, spesso ancor più sentita in coppia.
Quando ci aspettiamo che l’altra persona “capisca da sola”, che quasi ci legga nel pensiero. Ma il rischio di una delusione in questo desiderio è forte, perché questa aspettativa è quasi “magica”, poco realistica, anche per una persona che ci conosce bene e tiene molto a noi (figuriamoci per le altre!).
Riconoscere che l’altra persona ha un mondo interno diverso dal nostro – e che può avere bisogno di parole o modalità diverse per sentirsi accolta – è un passo potente verso una comunicazione che funziona meglio.
Approfondisci l’articolo: Problemi Relazionali? Impara a Riconoscerli e Affrontarli
Esempi per comunicare meglio
Non esiste un modo “giusto” di comunicare, ma ci sono accorgimenti che possono rendere la comunicazione più chiara, più rispettosa, più efficace, più fluida e più soddisfacente.
Prendiamo un piccolo esempio molto reale e molto comune, e analizziamolo insieme sotto vari aspetti. Ecco un breve scambio che potrebbe avvenire la sera in molte case.
- Persona 1: “Basta usare il telefono a cena!”
- Persona 2: “Ma devo rispondere a un messaggio importante! E poi lo fai sempre anche tu”.
A partire dall’esempio, proviamo a immaginare altri possibili scenari comunicativi.
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Ascolto attivo (da un lato).
Quando qualcuno afferma qualcosa che ti riguarda e magari ti da fastidio, è facile andare subito sulla difensiva, come ha fatto P2. Ma poi questo apre la strada facilmente a uno scontro o a un silenzio, e non a una comprensione reciproca.
Un’alternativa per la P2, invece che rispondere d’istinto o difendersi, potrebbe essere quella di fermarsi un attimo, andare più a fondo e chiedersi: vorrà dirmi qualcosa di importante?
In quest’ottica, una possibile risposta differente potrebbe includere sia una riformulazione di quanto detto da P1, sia essere posta sottoforma di domanda, per chiedere conferma di ciò che intendeva. Quindi ad esempio: “Mi stai dicendo che ti fa star male se sono distratto/a quando ci vediamo la sera? Vorresti avere più tempo per parlare tra di noi?”.
Questo può aiutare entrambi: a verificare di essere stati capiti (per chi si è espresso) e di aver ben inteso il senso che c’era dietro (per chi ha ricevuto il messaggio).
Come pensi che potrebbe cambiare il seguito dello scambio con questa risposta, invece che con quella di partenza?
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Espressione più chiara (dall’altro).
Nello stesso esempio, possiamo pensare a un’alternativa anche nel modo di esprimersi usato da P1. Perché aver formulato il proprio disagio e il proprio bisogno in un modo molto diretto e “acceso”, ha facilitato la risposta difensiva di P2. Che a sua volta probabilmente si è sentito/a sotto accusa, o comunque oggetto di rimprovero, cosa che solitamente non è piacevole. E quindi questo ha reso più difficile la comprensione del bisogno di P1 da parte di P2.
Un’alternativa avrebbe potuto essere: “Mi piacerebbe che mettessimo via il telefono quando siamo insieme la sera. Parliamo poco e sinceramente mi pesa”.
Come immagini che sarebbe cambiata la risposta di P2 di fronte a questo modo di esprimersi di P1?
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Parlare in prima persona.
Quanto appena detto ci porta dritti a un terzo suggerimento da dare a P1.
E’ molto più efficace, quando qualcosa ci infastidisce, ci fa arrabbiare o rimanere male, esprimere questo nostro disagio in prima persona, invece che sottolineare come non (ci) vada bene quello che l’altra persona sta facendo. Usare formule come “io mi sento così…” o “avrei bisogno che…” anziché “tu non fai mai…” o “non si fa questo e quello”, aiuta a non far sentire l’altro sotto accusa.
“Ci sto male quando non mi ascolti” anziché “Tu non mi ascolti mai!”.
Cosa cambierebbe nel modo in cui il messaggio arriva a P2, secondo te?
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Dare importanza alla comunicazione non verbale.
Anche il nostro corpo parla. Lo fa attraverso il tono della voce, lo sguardo, le espressioni, i gesti e la postura. Tutti questi sono veicoli potenti di significato, insieme alle parole.
Tenerne conto nel modo in cui comunichiamo, e curare anche questi aspetti, può rafforzare (o talvolta contraddire) ciò che diciamo a parole. Così come può contribuire a far sentire le altre persone più o meno accolte, più o meno a proprio agio.
Ti è mai capitato di osservare i tuoi gesti o le tue espressioni durante uno scambio difficile?
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Utilizzare domande aperte per andare più in profondità.
Questo tipo di domande può favorire una conversazione più partecipata e far sentire il proprio interesse autentico. “Com’è andata la tua giornata?” può essere un buon inizio.
Ma domande come “C’è stato qualcosa oggi che ti ha fatto sentire particolarmente bene?” o “che ti ha messo a disagio?” aprono ancora di più lo spazio per un “ascolto emotivo”.
Come superare le difficoltà di comunicazione
Come abbiamo visto, non sempre comunicare è facile. E non basta “imparare tecniche”, perché ogni relazione è diversa e ha bisogno di modalità e di una cura differente.
Ma alcuni spunti possono aiutare:
- Partiamo dal riconoscere come comunichiamo noi.
Alcune domande possono aiutarci a farlo: mi sento libera di esprimermi in questa relazione? E in generale? E mi sento ascoltato? Sono aperta/o al confronto? E quanto invece resto sulle difensive?
- Adattarsi all’altro.
E’ molto importante, ma spesso viene visto negativamente come se fosse perdere la nostra autenticità. Ma adattarsi non deve invece voler dire snaturarsi, ma cercare un punto di incontro.
A volte, per cambiare il senso di un dialogo e i suoi esiti, può bastare un tono più morbido, prendersi un po’ più di tempo, fare qualche domanda in più volta a capire.
- Non sottovalutare la chiarezza.
Quello che noi pensiamo o proviamo, può sembrarci semplicemente ovvio, proprio perché per noi è così chiaro e sentito. Ma spesso non lo è per le altre persone che, anche se a volte ci sembra strano, provano e pensano cose diverse, anche molto diverse da noi.
E’ quindi fondamentale tenerlo presente se vogliamo che l’altro capisca, così come lo è spiegare il nostro punto di vista, e farlo come se l’altro non ne avesse idea. Provare a dire le cose in modo semplice, senza tante ambiguità, ci da maggiori chances di comprensione.
- Chiedere feedback.
Non dare per scontato che l’altra persona abbia capito, e quindi spiegare le cose nel modo meno vago possibile, è un buon punto di partenza. Ma possiamo fare un ulteriore step.
Possiamo chiederle ad esempio “Ti torna quello che sto dicendo?” o hai capito cosa intendo o vuoi che te lo rispieghi in altre parole?”. E può essere un ponte potente verso il nostro interlocutore anche chiedergli “Come ti arriva quello che ti sto dicendo?”.
- Essere pazienti con sé stessi e con l’altro.
La comunicazione è un processo, non un risultato. E come tutti i processi non è lineare e richiede tempo. Quindi è importante non essere severi né con sé né con le altre persone, perché serve tempo e “allenamento” per aggiustare il tiro.
- Chiedere supporto.
Se ti accorgi che certe dinamiche si ripetono continuamente, che il confronto diventa faticoso, o che magari si trasforma facilmente in scontro e silenzi che fanno male, ricorda che un’ottima possibilità è quella di chiedere aiuto.
E’ assolutamente legittimo avere bisogno di una mano per rivedere le dinamiche della comunicazione in cui spesso ti ritrovi e che ti fanno star male.
In Con te all’estero offriamo percorsi individuali e di coppia anche con questo obiettivo: lavorare sulla comunicazione per permetterti di ricominciare a vivere serenamente le tue relazioni.
Conclusione
Comunicare non significa “dire bene le cose”. Significa molto di più. Prendersi il tempo per capire cosa vogliamo davvero dire. E aprirsi alla possibilità che l’altro – con la sua storia, i suoi modi, le sue fragilità – lo riceva in un modo che non avevamo previsto.
A volte basta poco per far fluire la comunicazione. Altre volte, serve più impegno, più consapevolezza, più ascolto. Ma in ogni caso, è un cammino che si può fare. E che vale la pena intraprendere – per sentirsi più vicini, più veri, più in connessione.
Noi di Con te all’estero ti aiutiamo a superare le difficoltà che stai vivendo e a costruire il benessere che meriti attraverso un percorso psicologico.
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