Ci sono expat che non sono più tornati in Italia dall’inizio della pandemia e ce ne sono altri preoccupati di non poterci tornare nemmeno nei prossimi mesi. C’è chi ha annullato un viaggio che aspettava da tanto tempo, l’ha riprogrammato e poi, a malincuore, annullato di nuovo. C’è chi ha perso il lavoro e anche chi ha interrotto la ricerca di uno nuovo. Qualcuno ha cancellato il proprio matrimonio, qualcuno non ha partecipato a quello del migliore amico, qualcun altro ha partecipato attraverso lo schermo del proprio cellulare. Esempi di situazioni simili vissute in questo anno ce ne sono davvero tanti. Ognuno ha la propria storia e, se ripesca nei ricordi di questi ultimi mesi, son convinta che ne troverà. Probabilmente troverà le prime cene con amici annullate e con queste anche la sensazione iniziale che fosse solamente un “piccolo sacrificio”. Che male può fare rimandare una cena? Ma i sacrifici, poco a poco, sono diventati sempre più grandi e, sebbene il piano di vaccinazione anti Covid-19 sia iniziato e questo porterà miglioramenti per quanto riguarda l’aspetto della nostra salute, non per tutti sarà la soluzione al senso di incertezza che stiamo vivendo e non potrà renderci immuni da quella mancanza di progettualità che si è fatta spazio nella vita di molti di noi.                       

               

UN MONDO IN SOSPENSIONE

 

Da ormai più di un anno, infatti, stiamo vivendo in un mondo in sospensione e in un tempo dilatato. La realtà intorno a noi è cambiata e siamo stati obbligati, chi più e chi meno, in forme diverse, a modificare le nostre abitudini e a mettere in standby alcuni dei nostri interessi e delle nostre esigenze, così come i progetti più o meno grandi che avevamo in testa. Cene, concerti, viaggi ed eventi sportivi. Ma anche trasferimenti, cambi di lavoro e aperture di nuove attività. Tutto questo, prima della pandemia, era il motore della nostra vita e, comprensibilmente, non è stato così semplice, e ancora non lo è, riorganizzarsi senza. Per molti, la sensazione che ne è derivata è quella di “essere in un limbo”, di essere perennemente in attesa in questo tempo sospeso ed infinito in cui è diventato difficile, o addirittura inutile, progettare. Ma senza pianificazione, ogni giornata rischia di essere troppo simile all’altra. La vita scorre quasi per inerzia. E tanti di noi, qualcuno da subito, qualcuno più avanti, forse esausto da una serie di cambi di direzione imposti dai governi a seguito delle svariate diminuzioni, e relativi aumenti, dei contagi, ha scelto di lasciarsi “trasportare” da questo modo nuovo di vivere la propria quotidianità, senza pianificare al di là del nostro qui ed ora. Un po’ come se ci si fosse adeguati, a volte arresi, all’imposizione di un modo di vivere che di certo non avevamo pianificato e nemmeno immaginato. In una società dinamica come la nostra, chi mai si sarebbe aspettato di doversi “fermare”? E quanti di noi immaginavano che questo “stop” sarebbe stato così lungo? E ancora.. ci stiamo avvicinando alla possibilità di riprendere la nostra vita o questa possibilità è ancora lontana? Ha senso crederci o ne rimarremo delusi?

 

UNO SGUARDO AL FUTURO

 

Ce lo siamo chiesti spesso, quando torneremo alla nostra normalità. Così come spesso abbiamo desiderato riavere la nostra libertà. Ed ora che qualcosa si sta muovendo, ci chiediamo se sia ragionevole credere che qualcosa stia cambiando e quindi iniziare a pianificare (come già successo nello scorso anno) o se rimanere con “i piedi per terra” e continuare a farsi trasportare in questo mare di incertezza e vivere alla giornata. Difficile immaginare che ci sia una risposta valida per tutti. Più facile, forse, ascoltare le nostre sensazioni e provare a visualizzare che cosa possa farci star meglio oggi, oggi che il mondo è cambiato e non sappiamo se tornerà, quanto meno nell’immediato, come prima. Se avete immaginato di rimettervi in moto quando “tutto sarà finito”, forse potreste correre il rischio di rimanere fermi nell’attesa di qualcosa che non tornerà più esattamente come prima. Pensiamo, per esempio, a chi, prima della pandemia, aveva in mente di cercare un nuovo lavoro perché stanco o insoddisfatto. Comprensibile che, in questi mesi, abbia scelto di “stringere i denti” per non aggiungere ulteriori incertezze alla propria vita. Ma quando sarà il momento giusto per incominciare o riprendere la ricerca interrotta? Ha ancora senso aspettare? Attendere che il mercato del lavoro torni ad essere lo stesso di un anno e mezzo fa, probabilmente, porterebbe a rimandare ulteriormente il soddisfacimento di questo bisogno. Così come ricercare le stesse sensazioni, emozioni o idee che avevano fatto da input al progetto di cambiare lavoro. Il mio consiglio è quello, invece, di focalizzarsi sul presente. Sulla realtà che oggi ci circonda, sulle sensazioni, sulle emozioni, sui bisogni che sentiamo tenendo conto delle diverse condizioni esterne date da questa pandemia. Quando penso alla mia giornata lavorativa, al mio interesse per quello che faccio, ai colleghi, provo ancora le stesse sensazioni? Le condizioni del mio lavoro si sono modificate nel frattempo? Se sì, come? Cosa comporta? Io mi sono accomodato diversamente? Voglio ancora avventurarmi nella ricerca di un nuovo lavoro o, in questo momento storico, preferisco godermi questa certezza? Son tante le domande da farsi per iniziare ad immaginarsi quale strada prendere con uno sguardo, anche se ancora timido ed incerto, al futuro.

Perché guardare indietro, forse, non ci aiuta. Non ci aiuta a prendere alcuna decisione, che sia di cambiamento o di conferma di quello che stiamo facendo. Se le condizioni passate diventano un obiettivo a cui tendere, per poi ripartire, rischiamo di subire passivamente l’attesa e di prolungare la nostra permanenza in questo mondo sospeso che, possiamo dirlo, per qualcuno, inizia ad essere anche noioso. Io credo che, dopo tutto questo tempo, sia vivo in molti di noi il bisogno di tornare a pianificare, di riprendere in mano la propria vita e, anche se a piccole dosi, potremmo concederci la possibilità di farlo. Corriamo il rischio di illuderci? Forse sì, forse più di prima. Ma non potrebbe, anche questo rischio, far parte del nostro nuovo presente? Ce la sentiamo di provare ad accoglierlo?!

 

Stefania Bossetti
Psicologa e Psicoterapeuta