La parola “adolescenza” è diventata ormai così di uso comune che quasi ogni giorno ci capita di leggere qualcosa a riguardo sui social, giornali e riviste.

“I 5 comportamenti da assumere con un figlio adolescente” o “Cosa non fare assolutamente con un figlio che vive l’adolescenza”.

Molti di noi hanno desiderato almeno una volta di avere tra le mani un manuale o delle “istruzioni per l’uso” per capire cosa fare in certe situazioni, sarebbe davvero rassicurante.

Se solo ci fosse una chiave efficace per gestire gli sbalzi di umore dei figli adolescenti senza troppo stress!

Ma sono davvero utili queste indicazioni che riceviamo poi nella vita di tutti i giorni?

Su una cosa possiamo essere d’accordo in molti, ogni genitore potrebbe fare una lista corposa di dubbi e timori rispetto a come sarebbe “giusto” comportarsi.

Allora ci facciamo domande, ci capita di sentirci giudicati dagli altri per un regalo fatto a nostro figlio o di sentirci dire che siamo troppo punitivi o al contrario che siamo troppo permissivi come genitori.

Se proviamo a confrontarci con altre persone potremmo accorgerci di come questa sensazione di confusione e dubbio sia diffusa, soprattutto tra i genitori alle prese con il percorso di crescita dei propri figli nel periodo che va da circa 11-13 anni in poi.

 

 Ma perché abbiamo così tanta paura di fare degli errori come genitori? 

Abbiamo paura che un nostro sbaglio possa rimanere nella memoria dei nostri figli. Immaginiamo che nel loro bagaglio di ricordi verremo registrati con quel comportamento terribile che abbiamo avuto e nel quale proprio non ci riconosciamo, o non vorremmo affatto riconoscerci. Temiamo che si creino un’idea di noi lontana da quella del “bravo genitore” che vorremmo essere e mostrare.

Possiamo temere, a volte, di ferire i nostri figli o il nostro partner. Teniamo tanto a loro e la sola idea che un nostro comportamento possa causargli dolore, o essere motivo di insicurezze e malessere nella loro vita, ci fa sentire sbagliati.

Qualcuno di noi può aver paura di assumere dei comportamenti simili a quelli che non sopportava dei propri genitori. Dopo esserci ripetuti così tante volte che saremmo stati diversi da loro, scoprirci più simili di quanto avremmo voluto può essere un’amara sorpresa.

Non dimentichiamoci che le paure sono anche un segnale dell’importanza che stiamo dando a quel rapporto e del forte desiderio che abbiamo di trovare quello che serve a noi e alla nostra famiglia.

 

 Cosa significa, quindi, sbagliare? 

Allontanarsi da una norma o da un modello.  Ecco che questo può farci sentire immediatamente “fuori posto”, “inadatti”. Questo accade se, ad esempio, facciamo qualcosa di diverso dalle aspettative delle persone che ci circondano o da quelle che crediamo essere le norme su “come ci si comporta”. 

Ma come può un comportamento andare bene per tutti, vista la diversità che ci caratterizza come persone?! E quanto invece potrebbe essere utile sbagliare in termini di “allontanarsi dal modello” per fare esperienze utili e adatte a come siamo fatti noi?

 

 E se sbagliare ci permettesse di scoprire? 

Seguendo questa via, sbagliare potrebbe portarci a scoprire modi diversi di guardare alle situazioni e agire, muovendoci fuori dalla norma, con più libertà. Verso strade per noi più calpestabili.

Proviamo a pensare, ad esempio, a quando si discute col proprio figlio adolescente perché ci ha fatto una richiesta alla quale abbiamo risposto di no. Dopo la discussione, lui si chiude in camera sua. Qualcuno di noi andrebbe subito a parlarci per risolvere il confronto, qualcun altro darebbe del tempo ad entrambi per riparlarne. Come possiamo scegliere secondo la dicotomia “giusto/sbagliato” senza conoscere bene le persone coinvolte e ciò di cui hanno discusso?

E se abbandonassimo quella dicotomia per allargare lo sguardo sulle possibili conseguenze della scelta di quel momento specifico?

Quelli che chiamiamo errori potrebbero essere come preziose pagine di un libro che stiamo scrivendo, che comprendono comportamenti che riutilizzeremo perché sono stati utili, altri che ci guarderemo dal ripetere perché hanno portato situazioni poco piacevoli e altri dei quali prenderemo quel che ci servirà più avanti.

Questo ci permette di andare oltre quel timore e quella sensazione spiacevole di confusione o fallimento e considerare la specificità della nostra relazione.

 

 Ma allora cosa posso fare quando sento di sbagliare? 

Partiamo da un esempio simile al precedente.

Mio figlio Dario, adolescente, viene da me con una richiesta alla quale decido di rispondere negativamente in quel momento, lui insiste e si arriva a discutere. I toni si scaldano, alzo la voce e lui se ne va in camera sbattendo la porta e mandandomi al diavolo.

Come mi sento? Cosa ci ha portato ad alzare i toni e a creare il momento di rottura nel nostro dialogo? Solitamente, quando Dario fa delle richieste e non accetta il mio “no”, finisce che alzo i toni per farmi ascoltare? Perché accade questo?

Questi sono alcuni esempi di domande che possiamo farci con l’idea di comprendere ciò che accade. Questa, infatti, può essere una delle vie per “lavorare” su quelle dinamiche che sentiamo bloccarci, quando ci sembra che certe cose si ripetano spesso, senza possibilità di cambiarle.

Si potrebbero, poi, fare altre riflessioni per comprendere come Dario ha reagito, e perché, al mio alzare i toni; questo ci sarà utile per considerare le conseguenze di una scelta di comportamento piuttosto che di un’altra.

Sarà importante poterci prendere cura delle nostre emozioni e delle nostre sensazioni.

Possiamo dare spazio a come ci sentiamo, come genitori e come persone, a quello che ci spinge a comportarci in un certo modo o a non fare assolutamente alcune cose.

A volte non siamo abituati a far questo e abbiamo bisogno di un punto di vista diverso per guardare le cose e porci le giuste domande.

Questo significa dare importanza alla nostra persona e permetterci di trovare modi che siano migliori per noi, andando oltre quella dicotomia “giusto/sbagliato”.

Possiamo dunque liberarci da modelli, sensi di colpa e paure per costruire insieme ai nostri figli dei nuovi punti di incontro, come un albero che attraversa le stagioni cambiando la chioma e l’aspetto ma rimanendo ben saldo nelle proprie radici.

 

Chiara Battista
Psicologa e Psicoterapeuta