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Psicologia in Musica • Quando una canzone parla di te.

 

“Vince chi molla” è una canzone, o forse sarebbe meglio definirla una poesia, del cantautore Niccolò Fabi.

Il titolo potrebbe sembrare fuorviante, un inno all’arrendevolezza e alla resa ma in realtà è una sfida, una nuova opportunità di leggere le nostre paure e quelli che riteniamo i nostri limiti.

Mollare, lasciar andare per trovare un significato diverso che sia spinta al movimento.

Il mondo intorno a noi muta continuamente ponendoci di fronte a salti nel vuoto, esperienze e difficoltà nuove che siamo portati ad affrontare in modo attivo, stringendo i denti. Ma è proprio nel momento in cui ostinatamente perseveriamo in una battaglia per il controllo, che ci blocchiamo.

Mollare, rinunciare al combattimento abbandonandosi al fluire degli eventi potrà permetterci di superare l’intoppo che aveva interrotto la nostra esperienza.

Attraverso la canzone, il cantautore ci aiuta a comprendere come fare ad arrivare a questa resa, accompagnandoci in un percorso caratterizzato da immagini ed emozioni inizialmente di sofferenza per arrivare poi ad un senso di calma e serenità che lasciano intravedere una ripartenza, una nuova consapevolezza.

Quale è quindi il percorso che Fabi ci indica per raggiungere la vittoria?

🎶 La prima strofa inizia con un’immagine forte, molto significativa “Lascio andare la mano, che mi stringe la gola”, una sorta di presa di coscienza del punto in cui siamo e di cosa sta accadendo intorno a noi. La mano che ci stringe la gola è la nostra, rappresenta il giudizio e gli stereotipi che ci legano, ci immobilizzano facendoci pensare di dover essere diversi per poter “essere”. Lasciarli andare per imparare a capire chi siamo e trovare così una nuova modalità per entrare in relazione con gli altri e con il mondo che ci circonda evitando di rimanere prigionieri nei confini che noi stessi ci siamo creati.

🎶 Una nuova opportunità di muoversi nelle relazioni e nel mondo che ritroviamo anche nella seconda strofa, in cui ci viene consigliato di lasciare andare “il destino e tutti i miei attaccamenti […] mio padre e mia madre e le loro paure”, affinché non si rimanga bloccati in un ricordo o in un legame: lasciare senza dimenticare, rileggere tutto in maniera diversa, costruire il percorso grazie alla nostra esperienza.

🎶 Così potremo riprendere il cammino in un modo nuovo, senza sapere quale sarà la strada ma con la certezza che “per ogni tipo di viaggio meglio avere un bagaglio leggero”, lasciare le cose superflue che ritenevamo essenziali, liberarci dalle abitudini del passato che ci ostacolavano e ricominciare a fare esperienza.

🎶 Seguendo queste indicazioni potremo lasciar tutto fluire, riprenderemo a respirare dopo un periodo di apnea, ritroveremo la calma e arriveremo alla “salvezza” con la consapevolezza che non si può controllare.

Inutile continuare a remare contro corrente, proviamo a lasciarci trasportare dalle onde.

 

di Matteo Ignesti

“Questa è una canzone sulla paura. Sulla paura delle trasformazioni, quella delle grandi partenze, la paura delle separazioni. E sulla regina di tutte le paure, quella di morire, anzi più precisamente di stare per morire, che è ancora più perniciosa e chi l’ha provata sa esattamente di cosa parlo.    
Viene spesso consigliato in quei casi di non opporre resistenza, di non combattere con le onde ma di lasciarsi andare che la corrente prima o poi ci riporterà a riva.
Chiudendo gli occhi e respirando a fondo aiuta molto anche visualizzare una immagine di quiete. La mia preferita è una collina battuta dal vento. A ripensarci bene questa forse non è una canzone.”

Niccolò Fabi

 

Lascio andare la mano
che mi stringe la gola
Lascio andare la fune
Che mi unisce alla riva
Il moschettone nella parete
L’orgoglio e la sete
Lascio andare le valigie
I mobili antichi
Le sentinelle armate in garitta
Ogni mia cosa trafitta
Lascio andare il destino
Tutti i miei attaccamenti
I diplomi appesi in salotto
Il coltello tra i denti
Lascio andare mio padre e mia madre
E le loro paure
Quella casa nella foresta
Un umore che duri davvero
Per ogni tipo di viaggio
Meglio avere un bagaglio leggero
Distendo le vene
E apro piano le mani
Cerco di non trattenere più nulla
Lascio tutto fluire
L’aria dal naso arriva ai polmoni
Le palpitazioni tornano battiti
La testa torna al suo peso normale
La salvezza non si controlla
Vince chi molla
Vince chi molla