“No man is an island entire of itself; every man 
is a piece of the continent, a part of the main…”

John Donne

 

Nessun uomo è un’isola, sono parole della poesia scritta da John Donne nel 1624 che risultano estremamente contemporanee. Infatti, mettono in luce un senso di appartenenza al genere umano e esortano a ricordarci che le nostre sofferenze vengono condivise da tutti. Siamo parte di un tutto che non possiamo eliminare, né ignorare anche se spesso lo dimentichiamo a favore dell’individualità, della divisione e della diversità.

Questo tema lo ritroviamo nel brano Danny Nedelko del gruppo heavy post-punk di Bristol Idles

 

 Joy As an Act of Resistance 

Il brano riassume il senso del disco in cui è contenuto Joy as an act of resistance (il secondo della band). Non è solo il titolo dell’album ma la filosofia con cui gli Idles hanno cambiato le loro vite. Come riporta il cantante: “Non stavo bene, bevevo, mi drogavo e mi stavo perdendo, per questo sono andato in terapia. La terapia mi ha aiutato a capire che dovevo amare di più me stesso, guardarmi dentro, avere più consapevolezza e quindi trasformare la gioia di vivere nel mio atto di resistenza. Dalla mia riflessione su questa esperienza sono nati i testi ed è nato il disco”.

 

 My blood brother is an immigrant 

Questa canzone è dedicata a Danny Nedelko amico del frontman degli Idles membro di un’altra band di Bristol, gli Heavy Lungs, e immigrato ucraino. Il testo pone l’accento sull’elemento umano che nel dibattito sull’immigrazione si tende a dimenticare, perché si generalizza troppo, si parla delle razze e non delle persone. Siamo tutti “fratelli di sangue”: da Freddy Mercury alla madre nigeriana al macellaio polacco.

 

 Fear leads to panic, panic leads to pain, pain leads to anger, anger leads to hate 

Spesso la poca conoscenza dell’altro ci porta ad avere paura in quanto non possiamo anticipare nessun movimento o risposta.

La paura può però innescare un effetto domino passando dal panico, al dolore, alla rabbia fino all’odio, in un meccanismo che ci porta a non fidarci l’uno dell’altro e a vedere differenze piuttosto che somiglianze.

Quello che possiamo fare è cambiare la nostra prospettiva verso l’inclusione della multiculturalità per costruire una comunità basata sull’unità e non sulla tolleranza.

 

 He's made of bones, he's made of blood, he's made of flesh, he's made of love, he's made of you, he's made of me: Unity 

Danny in questa canzone non viene visto come l’immigrato ma come una persona, una persona vera fatta «di ossa, di sangue, di carne, di amore, di te, di me», un essere umano come noi, che ci somiglia. L’unità è il concetto chiave della canzone che ci può aiutare a non affondare nella mentalità da isola. Bisogna sempre ricordarsi degli altri e che gli altri siamo in realtà anche noi.

 #allislove 

È l’hashtag ufficiale degli Idles e della gigantesca community Facebook creata dai loro fan, la AF Gang, uno spazio dove ci si confronta sulla musica della band ma soprattutto sulle storie individuali dei fan, sulle loro debolezze, difficoltà, sulla forza che le canzoni possono avere.

Il concetto di debolezza e vulnerabilità è stato ripreso da Joe Talbot, frontman degli Idles parlando della canzone Danny Nedelko: È un ritratto umano piuttosto che una canzone con un messaggio politico. Non c'è confusione in questa canzone, non c'è abilità artistica. Non sta dicendo: ‘Hai votato per la Brexit quindi sei un razzista’. È solo, 'Io amo gli immigrati', e poiché è così semplice, molte persone penseranno che sia stupido. Lo so. So che le persone mi criticheranno per questo. Ma quello che voglio fare è essere il più vulnerabile possibile, aprire i miei sentimenti nella canzone per incoraggiare l'ascoltatore a sentirsi come se potesse essere vulnerabile con noi".

 

Matteo Ignesti
Psicologo e Psicoterapeuta