Mi guardo nello specchio, non riconosco una donna, chi sono diventata? Scruto un po’ per cercare parti di me; la determinazione non mi ha mai abbandonata, lascio in questo riflesso le illusioni e un amore debole che non ha avuto occhi per sé.
Tratto da "Le Voci del Silenzio"

 

Non basta dire “Basta!”

Un giorno Aurora, a cui per la terza volta in tre mesi il compagno aveva rotto il setto nasale, è venuta a colloquio con me con una sola richiesta: «Mi leghereste alla sedia? Altrimenti io torno da lui anche stavolta». Aurora non è stata legata, è tornata da lui e altre volte si è recata in pronto soccorso con il naso rotto. Dopo un anno, si è ripresentata al centro antiviolenza e quando l’ho incontrata mi ha detto: «Sono pronta a intraprendere un nuovo cammino per me stessa»

Negli anni, incontri come quello con Aurora mi hanno fatto pensare molto a cosa significhi sensibilizzare sul tema della violenza di genere, a quali parole sia opportuno scegliere e soprattutto a chi vadano rivolte. Gli slogan che accompagnano la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne ruotano attorno ad alcuni nuclei principali, tra cui sottolineare che “l’amore non è violento” e rassicurare la donna sul fatto di “non essere sola” ma avere una rete di servizi a cui rivolgersi per uscire dalla propria situazione. 

Forse si sente dire poco che per molti motivi è difficile dire “basta” a una relazione, come se la donna ogni volta pensasse “E se fosse davvero l’ultima?”. Andarsene significa rimanere sospese per un periodo di tempo indefinito, a volte dover lasciare i propri affetti, attendere a lungo indicazioni e risposte. 

 

Quante volte mi sono chiesta se io non stessi esagerando, al primo spintone, al primo schiaffo, al primo piatto lanciato… erano tutte prime volte, si spera nella loro unicità; è difficile pensare di buttare via tutto, forse un momento di rabbia tale può capitare a tutti e una condanna sbagliata può essere più difficile di una sberla da perdonare.
Tratto da "Le Voci del Silenzio"

 

Come si può essere di aiuto?

Il ruolo delle relazioni sociali è molto importante per supportare e sostenere la donna; un primo aspetto importante è la continuità della presenza. In molti casi il partner, se pur con modalità poco evidenti o esplicite, tende a portare la donna a isolarsi dalle proprie relazioni. A volte può venire spontaneo mettere la donna di fronte all’evidenza di essere in una “relazione malsana” e poi allontanarci gradualmente da lei. Sarebbe importante invece rimanere dei punti di appoggio per lei, in modo che sappia di avere dei riferimenti e degli affetti qualora volesse provare a dire basta. Altrettanto importante è rimanere presenti per darle la possibilità di raccontare cosa le succede, anche quando quel basta non riesce a dirlo.

Sentirsi ripetere quanto il partner sia sbagliato, inumano, e quanto «sarebbe ora che te ne andassi», non è utile alla persona che in quella relazione ha investito, ha creduto e non solo ha amato, ma in qualche modo tutt’ora ama. Sentirsi invece dire «credo che sia molto difficile prendere questa decisione» e domandare «cosa posso fare per te in questo momento?», permette alla donna di non sentirsi sbagliata e di non dover intraprendere strade più giuste. Se la donna non si sente sola e giudicata, ma sente di poter contare su qualcuno, è più facile che chiederà aiuto e proverà ad uscire da quella relazione. 

 

Mi sono innamorata, è inutile aggiungere “dell’uomo sbagliato”… cosa vorrebbe dire? Fin dal principio della nostra relazione ho notato le sue fragilità. Mi ha sempre fatto pena e mi intenerivo all’idea di potergli stare accanto e di offrirgli un po’ di affetto per colmare il vuoto creato da chi l’ha sempre sfruttato e nulla più.
Tratto da "Le Voci del Silenzio"

 

La violenza è nella relazione, in una relazione ci sono almeno due “attori”

Aurora è una donna che aveva sempre pensato di valere poco, di non essere degna di essere amata, di non poter rendere felice un partner. Un giorno ha incontrato Luca, un uomo disposto a fare qualsiasi cosa pur di sentirsi l’unico e solido riferimento per la compagna. All’inizio della loro relazione, Aurora si meravigliava del fatto che qualcuno potesse amarla così tanto ma a poco a poco aveva iniziato a crederlo possibile. Col passare del tempo, tuttavia, Luca ha iniziato a ritenere che Aurora non avesse abbastanza considerazione di lui, non abbastanza riguardo per tutto ciò che faceva per lei. Ha iniziato a screditare le sue relazioni, poi a denigrarla e infine a picchiarla. Aurora al primo schiaffo pensò di essere in errore: si era accomodata su tanto amore che sapeva di non meritare, e aveva smesso di premurarsi abbastanza di esserne grata. Luca si scusa, non sarebbe mai dovuto arrivare a tanto: di certo lei non lo merita. Così si re-incontrano: lei poco grata e poco degna di essere amata si impegna a riconoscere i gesti del suouomo dandogli priorità su tutto; lui si impegna a dimostrare il più alto amore alla sua donna. È una storia che inizia a ripetersi, in un crescendo tanto di promesse quanto di prevaricazioni. 

Perché Aurora non è andata via? Cosa la teneva legata a quell’uomo? Che tipo di relazione viveva e che tipo di amore stava cercando? Queste domande sono utili per comprendere che significato abbia per la donna rimanere in una relazione di questo tipo, cosa che talvolta ha a che fare con quanto si senta degna di ricevere amore (“merito o non merito amore”), in quali gesti o attenzioni riconosca di essere amata (“mi copre di attenzioni, è geloso…”) e in quali senta di riuscire a donare amore (“riesco ad essere come lui desidera, assecondo le sue richieste…”). Capita che le donne uscite da una relazione violenta, si trovino poi a vivere anche altre relazioni caratterizzate dalle stesse dinamiche di aggressività; e questo può accadere quando la donna non ha la possibilità di riflettere ed elaborare questi significati. In questo caso la rete di persone di supporto e l’aiuto di un professionista sono fondamentali.

 

Nella mia storia vi sono molti capitoli che parlano di dolore, di ingiustizie subite quando l’unico modo che avevo per leggere le decisioni prese sulla mia vita era il seguente: non valgo nulla, non merito nemmeno di sognare, non posso fare ciò che mi piace. Tanto vale non desiderare nulla. Tanto vale cercare solo di scappare da queste grinfie che vogliono approfittarsi di me, che non conoscono amore e che – ma ancora non lo sapevo – mi stavano rovinando le possibilità di amare. Tutte le mie scelte hanno avuto la funzione di salvaguardarmi, non mi avrebbero resa felice, speravo però un po’ meno triste.
Tratto da "Le Voci del Silenzio"

 

Stranamore

A volte mi hanno chiesto quali siano quei comportamenti e atteggiamenti che dovrebbero mettere in guardia rispetto al partner. Non sono sicura che se ne possa fare una lista, e tantomeno che questa potrebbe aiutare a risolvere il problema. Credo però che una donna senta il bisogno di raccontare ciò che vive, almeno a una persona, anche solo come un proprio dispiacere, identificandolo magari come uno stranamore ma senza sentirsi giudicata per questo. Tuttavia, ritengo allo stesso tempo che ci siano delle domande preziose da farsi quando si vive una relazione; ne propongo alcune: cosa mi attrae di questa persona? Come è cambiata la mia vita da quando stiamo assieme? Ho dovuto fare delle rinunce? Per mia scelta o per richiesta dell’altro? Come mi sento quando siamo insieme? Le risposte a questo tipo di interrogativi potrebbero dar voce a quanto quel legame contribuisca a farmi stare bene e a crescere oppure mi renda per lo più infelice limitando i miei interessi, le mie relazioni e le mie esperienze. 

Questo forse è il campanello d’allarme più importante per una relazione che non sta funzionando: sentire di non essere più felici o di non essere più sé stessi. 

 

 Quando c’è equilibrio tra l’intrecciare e il non stringere troppo, e si sta bene con qualcuno. 
 Questo è il legame. 

(Fabrizio Caramagna)

 

Margherita Pasi
Psicologa e Psicoterapeuta