Abbiamo chiesto ad Expat italiani famosi sul web di raccontarci la loro esperienza e condividere gioie e dolori di un’esperienza così importante come la vita all’estero.

Un nuovo appuntamento, questa volta dedicato ad una giovanissima italiana, che da circa 3 anni vive in USA: Silvia Bodini, che sui social troviamo con l’alias di The American Coffee.

Ha sempre amato l’Italia, e appartiene a quel piccolo gruppo di expat – come dice lei - che nel loro Paese ci stavano bene. Però, c’è un però: dopo un’esperienza di studio a Londra ha scoperto le gioie dell’assaporare il mondo, così, quando a suo marito è stata offerta una borsa di studio per giocare a rugby in un college americano, è volata con lui oltreoceano. Ora mancano otto mesi alla sua laurea. E poi? Che succederà? Il loro cuore sogna il Regno Unito, ma chissà…magari ce lo racconterà nella prossima intervista! Intanto ecco le domande della sua prima Expat Interview!

 

1) Nome & Alias: Silvia Bodini

+ FB/IG @theamericancoffee

+ BLOG www.theamericancoffee.it

2) Cittadinanza: ITALIANA from Calvisano (BS)

3) Posizione geografica attuale: Davenport, (IOWA, Stati Uniti)

 

Cosa ti è piaciuto di più del trasferirti in Iowa?

Devo ammettere che non è facile rispondere a questa domanda. Quando mi sono trasferita a Davenport (IA), purtroppo, non è stato amore a prima vista con la città. Il fatto è che, quando uno pensa agli Stati Uniti, il pensiero vola subito alle grandi metropoli, alla ricca California o alle spiagge della Florida. Nell’opinione comune quelli sono gli Stati Uniti, il Midwest non viene quasi per niente considerato. E pensa un po’, è proprio lì che sono finita: letteralmente in mezzo al nulla. Ci è voluto un po’ per apprezzare questo posto ma con il tempo mi sono accorta che vivere qua mi ha regalato un’opportunità che non capita a tutti: vedere l’altro lato degli Stati Uniti. Un nuovo pezzo di America, senza dubbio meno glamour ma altrettanto autentico, che fa riflettere molto. Mi lamento spesso del fatto che la mia quotidianità sia poco ricca di stimoli, ma paradossalmente in questa realtà risiede un’opportunità: quella di scavare più a fondo nelle cose e trovarli da me. Rallentare, godere del presente ed acquisire consapevolezza che la felicità risiede in un semplice momento. Probabilmente, se mi fossi trasferita in una città più caotica, non avrei avuto lo stesso “bisogno” di fare quello che è stato un vero e proprio percorso dentro me stessa. 

 

 

Qual è stata invece la cosa più difficile?

Come accennavo prima la parte più difficile è stata proprio il fatto di integrarsi in una realtà poco conosciuta e a tratti molto chiusa e provinciale. La mancanza di stimoli ha rallentato tantissimo il mio processo di integrazione in una comunità che non è assolutamente abituata agli stranieri e ai nostri accenti esotici.

A ciò va aggiunto una cosa importantissima: ovvero che il concetto di distanza in America è totalmente diverso da quello che abbiamo in Italia. Vengo da un paesino di settemila abitanti della bassa bresciana, sono abituata alla vita di provincia che, ci tengo a specificare, non disdegno affatto. La differenza però, è che in Italia tutto è relativamente vicino.
Per fare un esempio, in un’ora e mezza sono a Milano, in due sono a Venezia. Qui, invece, devo guidare più di tre ore in mezzo ai campi di mais prima di arrivare in una città come Chicago, più aperta e stimolante.

 

Un consiglio a chi sta per trasferirsi?

Quello che mi sento di consigliare a chi sta per trasferirsi è di non giudicare l’amicizia all’estero con gli stessi criteri che userebbero in Italia.  Mi sono resa conto che, rispetto a molte altre culture, noi italiani investiamo molto nelle relazioni e ci aspettiamo che gli altri facciano lo stesso. Non è così, purtroppo, e all’inizio certi atteggiamenti o certe mancanze da persone che reputo amiche mi hanno fatta soffrire. Con il tempo sto imparando a capire che è importante focalizzarsi, non tanto su quello che manca in una relazione, ma su quello che ci lascia. Ecco perché mi sento di consigliare di essere aperti, di accettare le diversità e farne tesoro, anche se non è semplice, anzi, è un processo lungo e faticoso. 

 

 

La prima cosa da fare quando arrivi in un nuovo Paese?

Entrate in contatto con altri italiani expat che vivono nella vostra stessa zona/città. Con questo non intendo dire che dovete chiudervi alla cultura del Paese ospitante, anzi! Conoscere qualche italiano, però, è sempre di aiuto. Può darvi qualche dritta sulla burocrazia per esempio e comunque, fa sempre comodo avere qualcuno con cui lamentarvi per la pizza con l’ananas che sembra essere un must in tutti i paesi, tranne che in Italia (per fortuna!) ;)

 

La cosa più complessa che ti sei trovata ad affrontare e come l'hai risolta?

Dopo poco dal nostro trasferimento mio marito ha avuto un brutto incidente giocando a rugby. Quello è stato senza dubbio il periodo più difficile.
In primis, per lo spavento e la paura che chiunque avrebbe provato, ma quando sei lontana da casa viene ulteriormente amplificata. A questo ci aggiungo lo stress legato a questioni che solo chi ha avuto a che fare con la sanità americana può capire.Il sistema sanitario americano è privato, e sebbene da un punto di vista di qualità del servizio al paziente è eccellente, personalmente ritengo che manchi totalmente di umanità. Doversi districare tra le burocrazie dell’assicurazione sanitaria, mentre l’ospedale continua a spedirti a casa fatture con cifre fuori di testa, è un’esperienza che non auguro a nessuno.

 

 

Ringraziamo Silvia per averci raccontato con sincera intensità la sua esperienza, augurandole di assaporare quanto più mondo possibile e di trovare la giusta dimensione per se stessa.

E tu, cosa ne pensi? Scrivicelo nei commenti sulle nostre piattaforme social e condividi!