Essere expat non è facile, ti trovi sempre in una situazione di mezzo dove tutti a casa ti guardano con diffidenza pensando che sei andato a fare la bella vita senza sapere le limitazioni e i sacrifici che hai fatto nel partire e nel rimanere solo.

La cosa positiva però è tornare: la festa, gli amici, i racconti e in quel momento si dimentica tutto, ci si fa travolgere e si assapora ogni istante e ogni boccone.

 

In questi nove mesi sono cambiate molte cose, i nostri amici in patria hanno vissuto in parte il nostro isolamento. Hanno scoperto cosa vuol dire poter vedere le persone che ami solo tramite un cellulare e quanto può essere importante un abbraccio.

Di nove mesi parlavo, giusti quelli che ho vissuto io dal primo lockdown all’ultimo, questo.

 

 

Il 18 marzo ho scoperto di essere rimasta incinta e tre giorni dopo hanno dichiarato il lockdown anche in Germania. Ero felice per la creatura che portavo in grembo ma terrorizzata per il futuro e che ci aspettava. Mi ricordo che nei mesi precedenti, quando pensavamo di diventare genitori bis abbiamo cercato di analizzare gli errori fatti nella prima gravidanza. La solitudine era stata predominante e non avere una rete di affetti intorno mi aveva fatto sentire sola e spaesata. Con la nuova creatura sarebbe stato differente, avrei viaggiato molto di più verso l’Italia e i miei genitori sarebbero venuti più spesso, avrei lavorato ancora, con serenità questa volta. In pochi giorni questi presupposti si sono infranti lasciando il posto al nulla.

Cosa vuol dire vivere una pandemia in stato interessante?

Ho affrontato tutto sola, ma non come la prima gravidanza che mi sentivo sola, ero proprio sola. Mio marito ha potuto assistere solo ad una ecografia e persino il giorno del parto è potuto rimanere con noi due ore dopo e poi andare via per venire a riprenderci quando ci hanno dimessi. Ma non pensate in camera. Noi mamme-covid abbiamo dovuto anche prepararci le cose da sole e uscire dal reparto, solo lì l’incontro.

E se il marito che abita con noi non ha potuto vivere le gioie della gravidanza i nonni ancora di meno.

I nonni nel 2020 li abbiamo visti per 2 giorni in agosto e ora non sappiamo quando potranno conoscere il nuovo arrivato.

 

 

Io di base mi reputo una persona equilibrata e forte ma ammetto che è stata dura, non tanto il percorso nel diventare madre che è passato in secondo piano ma la paura costante di perdere qualcuno o perdersi.

Credo che se dovessero chiedermi cosa vorresti chiedere a Babbo Natale la mia risposta sarebbe un abbraccio.

Potrebbe sembrare infantile ma la cosa che mi è mancata di più è l’abbraccio di mia mamma e con esso delle parole di conforto. Andrà tutto bene. Mi sarebbe bastato.

Purtroppo non lo troverò, aspetterò il 2021 sperando che sia un anno meno social e più sociale.

 

Valentina Linzalata