Partire è sempre un’avventura, che lo si faccia per un viaggio breve o per più tempo.

Fin dai momenti che lo precedono, il partire porta con sé un ventaglio di emozioni che passano dall’eccitazione, dal desiderio fremente di scoprire qualcosa di sconosciuto ma potenzialmente intrigante e ricco di opportunità, al dubbio di non sapere cosa troveremo, come ci troveremo, se mai ci ambienteremo in quel posto…se mai riusciremo un giorno a chiamarlo casa.

E quando il viaggio invece è già cominciato?

Quanti di noi all’inizio si sono sentiti smarriti e/o meravigliati?

Posti, strade, luoghi, profumi diversi da quelli a noi familiari si sono mescolati col nostro precedente bagaglio di esperienza, un po’spaventandoci e un po’attraendoci.

Che fare invece quando arriva la nostalgia di casa?

Quante volte abbiamo pensato che avrebbe avuto il sopravvento sul desiderio di conoscere le novità appena incontrate?

Quando si viaggia ci si incontra, si mescolano i nostri modi con i modi “altri”, del luogo e delle persone che ci ospitano. Alcune di queste non ci piacciono affatto, altre ci arricchiscono, e il confronto col nostro Paese è spesso lì dietro l’angolo. Cogliamo pregi e difetti, valutiamo perché si stava meglio a casa e perché invece non vorremmo più tornare suoi nostri passi.

Quanti di noi vivono così, appesi tra questi due contrasti?

Quando siamo in posto nuovo, ci impregniamo della cultura locale, cerchiamo di capirla, a volte di adeguarci. Molti di noi sono riusciti a convivere con queste polarità, apparentemente inconciliabili: non è detto che se proviamo nostalgia di casa, questo debba escludere lo stupore e il fascino del luogo in cui ci troviamo e che non abbiamo mai sperimentato fino ad ora.

È così che pian piano nasce la familiarità, quella sensazione di poter immaginare cosa aspettarci quando facciamo una determinata azione. Cominciamo a capire che se percorriamo quella strada, arriveremo nel punto previsto, cominciamo a chiederci sempre meno se, ad esempio, quel sorriso, in quella data situazione, sia gradito o meno.

Poter prevedere l’esito delle nostre scelte ci alleggerisce, perché il mondo riprende in qualche modo forma. Non che prima non ne avesse alcuna. Ma riprende forma per noi, ai nostri occhi, creando i presupposti per raccontare una storia nuova.

E così, pian piano, in mezzo alle difficoltà e alle novità, troviamo qualche strada, qualcosa che ci fa riconoscere quel posto come un pezzettino di casa, nonostante la nostalgia, nonostante la lingua differente, nonostante cultura e profumi diversi. Ecco che abbiamo costruito una nuova casa! Una casa che non necessariamente esclude le precedenti.

E quanto è importante creare nuove relazioni per provare a sentirsi a casa?

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La difficoltà di costruire relazioni nel luogo che ci sta accogliendo viene a volte sottovalutata. Creare legami può voler dire mettersi in gioco, scoprirsi in aspetti che mai avevamo pensato possibili, conoscere gli altri e coglierne aspetti più o meno piacevoli. Può voler dire cambiare l’idea che ci eravamo creati di quel popolo, di quelle persone.

E cambiare idea può portare dei cambiamenti in noi, nel nostro modo di vedere le cose e persino nella nostra percezione della nostalgia di casa. Per qualcuno potrebbe significare sentirla più forte, mentre per qualcun altro può affacciarsi il pensiero di non voler più tornare.

Ma una cosa la possiamo dire: che la parola casa probabilmente comincerà ad avere molteplici significati. Forse per qualcuno non sarà più fatta dalle mura fisiche o dal posto geografico di provenienza, ma anche di persone, di esperienze, di sentire di aver trovato, almeno in quel momento, il proprio posto.

Casa diventa dove ci sono persone che la rendono tale o dove, anche camminando su strade fisiche sconosciute, arriva forte quella sensazione di essere esattamente dove vorremmo essere.

 E se questo non avvenisse?

Questa è solo una faccia della medaglia. Succede a volte che quella sensazione di sentirsi un po’ a casa proprio non arrivi. Magari ci piace la città in cui viviamo, e ci piace anche quello che facciamo, ma una fetta di vita rimane fuori, perché non riusciamo ad ambientarci, perché fatichiamo a creare legami nuovi, fidarci delle persone, condividere qualcosa con gli altri.

Questo può portare con sé delle sensazioni di sconforto e farci chiedere se ne valga la pena. Potremmo addirittura chiuderci sempre più in noi stessi, fino ad isolarci.

È difficile rispondere alla domanda “ne vale la pena?” A volte ne vale, altre volte proprio per niente. Quello che possiamo dire è che a volte chiedere un supporto aiuta. Perché è assolutamente lecito sentirsi spaesati e confusi in un mondo tutto nuovo, non solo in senso fisico. E con un buon supporto psicologico, forse potremmo ricominciare a sentire che qualcosa di bello possiamo cogliere da quella esperienza, possiamo tornare a sentirci padroni della nostra vita.

A quel punto, forse ci chiederemo ancora se ne valga la pena, ma avremo molti più elementi per decidere e scegliere di restare, tornare o ripartire per un’altra meta.

 

Dott.ssa Claudia Terranova

Psicologa Psicoterapeuta