Sono tanti, ogni anno, i giovani che decidono di lasciare l’Italia alla ricerca di una vita migliore, di un lavoro più soddisfacente, di opportunità che il nostro Paese sembra non offrire e, talvolta, di qualcosa di indefinito. A volte, infatti, si parte spinti dalla sensazione che qualcosa non stia andando come si vorrebbe. Si parte per cambiare, per cambiarsi, per inseguire un sogno dai confini poco chiari. Sebbene nessuno garantisca nulla e l’ignoto spesso possa spaventare, la speranza è che si aprano comunque opportunità differenti e che, per questo, valga la pena rischiare.

Ma nonostante lasciare la propria patria possa rivelarsi un’esperienza positiva, arricchente e soddisfacente proprio come sperato, non per tutti sarà per sempre. Che ci si “assenti” per pochi mesi o per molti anni, per il tempo di un progetto lavorativo o per un tempo più lungo durante il quale è nata una nuova famiglia, non è così inusuale sentire la voglia di rientrare in Italia. A volte è solo un pensiero passeggero dato, magari, da una difficoltà temporanea. Altre volte, invece, diventa un pensiero così ricorrente e nitido da non poter essere ignorato. Accettarlo ed assecondarlo, per svariati motivi, non è sempre facile

 

PAURA DEL FALLIMENTO

Rientrare in Italia, per qualcuno, è sinonimo di fallimento. Questo può succedere quando, anche ad un basso livello di consapevolezza, la scelta di restare all’estero viene vissuta come una sfida. Se scegli di rimanere hai vinto, dimostri il tuo valore e/o quello della tua scelta. Se torni in patria, hai perso. Che cosa? La credibilità, il tempo, un’occasione speciale, l’immagine che hai di te stesso o che gli altri hanno di te. Un’immagine magari costruita ampiamente alla luce di questa scelta meno comune di altre e giudicata spesso positivamente, come giusta e coraggiosa. Rientrare in Italia, secondo questi presupposti, facilmente porta quindi con sé l’idea di aver investito nella scelta sbagliata, quella dell’estero, o di non essere stato all’altezza di portare avanti una scelta così speciale.

Concedersi la possibilità di rivedere i propri progetti di vita è tutt’altro che un fallimento. Non era sbagliata la tua scelta e non lo sei nemmeno tu. Ma le idee e le priorità, col tempo, possono cambiare. Se il posto in cui viviamo non ci dà più gli stimoli di cui abbiamo bisogno e non ci sembra più adatto a noi o se noi non ci sentiamo più adatti per quel paese o per la vita lontana dall’Italia, perché obbligarsi a portare avanti una scelta solo perché in passato è stata la migliore che potessimo fare? Rischieremmo di tramutare in sofferenza un’esperienza che, invece, potremmo portarci in Italia come un bagaglio interessante, che ci ha arricchiti e probabilmente cambiati. Concediamoci di esserne fieri.

 

DA DOVE RICOMINCIO?

Dopo lunghi pensamenti e ripensamenti, non facciamo che immaginare il nostro futuro in Italia, eppure la convinzione non basta ad “impacchettare” la nostra vita da expat. Così, nonostante la voglia di rientrare continui a crescere, la decisione finale tarda ad arrivare. Che lavoro farò? Ne sarò soddisfatto? Tornerò a vivere nel mio paese natale o cambierò città? Troverò ancora i miei amici? Starò ancora bene con loro? Sentirò il bisogno di frequentare nuove compagnie? Tante domande si aggrovigliano nella testa e cresce la sensazione, a volte paralizzante, di non sapere da dove ricominciare.

Non pensare di dover ricominciare da capo come se, improvvisamente, la tua esperienza da espatriato svanisse nel nulla. Stai proseguendo nel tuo percorso di vita e, così come tu ti senti cambiato, anche la vita nel paese d’origine lo è. Pensare, quindi, di trovare risposte a priori a tutte queste domande potrebbe essere un lavoro tanto difficoltoso, quanto inutile. Concediti il tempo necessario per abituarti ad una nuova realtà, proprio come te lo sei concesso quando ti sei trovato in un paese straniero. Col tempo troverai le risposte ad alcune di queste domande, mentre altre svaniranno nel nulla per far posto ad interrogativi che prima non avevi considerato e potrai, così, ricostruire i tuoi punti di riferimento.

 

RISCHIO DI UNA DELUSIONE

In seguito a svariati spostamenti nel mondo e con in tasca un passaporto pluritimbrato di cui si è anche un po’ orgogliosi, si è giunti alla conclusione che la prossima meta sarà l’Italia. Sentiamo il richiamo della nostra patria e abbiamo deciso di assecondarlo, ma abbiamo l’impressione che sarebbe più semplice accogliere la spinta di emigrare in un altro paese. Fatichiamo a fare i conti con il rischio di rimanere delusi da questa scelta. Rischio che ci appare ancora più grande se rientrare in Italia viene vissuto come un “passo indietro”, proprio verso quel posto che avevamo salutato anni prima perché non ci stava offrendo ciò di cui avevamo bisogno.

Rientrare in Italia non è una scelta irreversibile. Ripartire con questo pensiero, potrebbe rendere più agevole il rientro. Provate a considerare questa scelta come una tappa del vostro percorso di vita e a darvi la possibilità di scegliere, strada facendo, se fermarvi o proseguire. Date anche all’Italia la possibilità di farsi conoscere. Potreste scoprire che qualcosa, negli anni, è cambiato o che voi siete cambiati ed avete proprio bisogno di qualcosa che solo l’Italia, in questo momento, vi può dare.

 

Verosimilmente, considerata l’infinità di storie di vita, qualcuno si sarà rivisto in una o più di queste situazioni, qualcuno un po’ meno, qualcun altro avrebbe qualcosa da aggiungere o da raccontare. Non so quale sia l’esperienza di ognuno di voi ma, per chi ha vissuto l’idea del rientro in Italia con difficoltà o per chi è bloccato di fronte a questa scelta, spero di avervi dato uno spunto per provare a guardarlo con occhi diversi.

 

Stefania Bossetti
Piscologa e Psicoterapeuta