L’identità di genere è un argomento vasto e difficilmente riassumibile in poche righe.
Quello che proveremo a fare è dare qualche informazione e spunto di riflessione in modo da iniziare a fare un po’ di chiarezza sul tema.

Un esempio utile lo possiamo trovare nel sito The Gender Bread Person, dove con una modalità divertente si prova a scomporre un concetto complicato in piccole parti attraverso il disegno del famoso ginger bread, per l’occasione chiamato “Genderbread”, che rappresenta i modi in cui la società costruisce il genere e le diverse componenti che lo compongono. 

L’identità sessuale

Per parlare di identità di genere può essere utile partire dal concetto di identità sessuale, cioè la dimensione individuale e soggettiva del proprio essere sessuati*, e che è composta da: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale.

*Shively e De Cecco (1977)

Dobbiamo far attenzione a non confondere i significati di ciascuna delle quattro componenti:

Il sesso biologico si basa su vari fattori: il patrimonio genetico, gli organi genitali esterni e il quadro ormonale. In seguito alla loro osservazione quando nasciamo ci viene assegnato un sesso, maschile o femminile.

L’identità di genere si riferisce alla percezione che ciascuno ha di sé e del proprio essere maschio o femmina, entrambi o nessuno dei due.

Il ruolo di genere ha un duplice significato: esprime da un lato l’insieme di aspettative sociali e di ruoli che definiscono gli uomini e le donne, quali caratteristiche esteriori debbano presentare e come si debbano comportare, in una determinata cultura e in un dato periodo storico; dall’altro il modo in cui ciascuno interpreta il proprio essere maschio o femmina nelle caratteristiche estetiche e nella società.

L’orientamento sessuale riguarda l’attrazione emotiva, affettiva ed erotica nei confronti dei membri del sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi (per cui ci si può identificare rispettivamente come eterosessuali, omosessuali o bisessuali). Gli asessuali non provano attrazione sessuale per altri individui pur essendo capaci di innamorarsi e avere delle relazioni. 

 

Gender studies

Vi è mai capitato di non sentirvi capiti dagli altri a causa di un punto di vista differente? Nell’incontro con l’altro alcune persone non riuscendo a definire chi hanno di fronte, pur di non mettere in crisi il loro modo di vedere le cose e di categorizzare il mondo, tendono a non accettare e a volte a denigrare il punto di vista o il modo di essere altrui. Alla luce di questo, è facile immaginare come ad esempio una persona che vive la propria identità di genere come differente dal sesso biologico (es. una persona transgender) possa essere vittima di discriminazioni. 

Serve ed è già avviata una rivoluzione sociale e culturale che miri a superare la dicotomia tra conosciuto e non conosciuto e quindi tra pregiudizievole e non pregiudizievole, per rendere più familiari i termini relativi all’identità sessuale da un punto di vista linguistico, psicologico e sociale.
Un contributo in questa direzione è dato dai Gender Studies o studi di genere che rappresentano un approccio multidisciplinare e interdisciplinare allo studio dei significati socioculturali della sessualità, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al tema dell’identità di genere e alla sua relazione con la biologia sessuale dell’individuo, relazione complessa e influenzata da fattori psicologici, educativi e socioculturali, quindi per nulla scontata e predefinita.

Sfumature

Se consideriamo una persona attratta esclusivamente da altre che si identificano come uomini, questo non ci dice niente su quale sia il suo sesso, la sua identità di genere o il suo ruolo di genere, di conseguenza è chiaro che rimanere in una classificazione rigida e univoca diventa limitante e contraddittorio.

Dobbiamo provare ad interpretare queste classificazioni con maggior flessibilità in modo da poter vedere e accogliere le tante sfumature presenti in esse.

Dal punto di vista biologico ci sono molte sfumature dell’essere maschi o femmine (per esempio i cromosomi sessuali, che non sono sempre e solo XX o XY, gli ormoni, la presenza e la forma dei genitali esterni e interni) che rendono limitante la categorizzazione dicotomica. L’intersessualità è un termine ombrello che rappresenta le possibili variazioni dello sviluppo sessuale con la presenza di caratteristiche sessuali biologiche innate che non rientrano nella distinzione sociale e medica del sesso maschile e femminile.

Quanto all’identità di genere è preferibile utilizzare la definizione della comunità LGBTQIA+ «il genere è uno spettro», in quanto non esistono solo un genere femminile e uno maschile, ma uno spettro continuo di generi tra questi due estremi. 

Possiamo quindi dire che il genere, citando la filosofa americana Judith Butler, è una copia di cui non esiste l’originale. Ogni individuo, nel proprio contesto socioculturale, entra in contatto con una serie di stimoli, indicazioni e definizioni relative alla distinzione tra genere maschile e femminile. La persona costruirà un’esperienza su questo, analizzando somiglianze o differenze, al fine di potersi definire e identificare, allontanando il disagio.

 

Matteo Ignesti
Psicologo e Psicoterapeuta