Come in ogni film di animazione che si rispetti, dietro all’allegria si nasconde un messaggio profondo sulla vita e sul grande universo delle emozioni. Encanto, nelle sale ora, non è certo da meno. 

Agli appassionati del genere potrebbe ricordare per musicalità e grafica precedenti film d’animazione come Oceania o Coco, simili anche per i temi affrontati.

Perché questo film può offrire spunti concreti?

Encanto offre uno spaccato sulle relazioni familiari, dalla relazione tra fratelli/sorelle, ai nonni e ai genitori.

La storia segue le (dis)avventure della protagonista Mirabel, unica nipote “diversa” della Abuela Alma, una donna che dopo una dolorosa perdita riceve un miracolo: tutti i suoi figli e nipoti hanno in dono un superpotere speciale e personalissimo.

Questo però non accade per Mirabel, che si dà un gran da fare per aiutare la sua amata famiglia nel quotidiano ma si sente sempre un po’ “fuori posto”.

Quante volte capita di sentirsi così, appunto, “fuori posto”?!

Per quanto si senta confusa sulla strada da intraprendere e su come rendere fiera la propria famiglia, Mirabel si dimostra anche più libera di scegliere cosa fare e, di conseguenza, anche più disponibile ad ascoltare le difficoltà degli altri.

Sembra, infatti, che i poteri siano diventati per le sue sorelle una prigione, fatta di altrui aspettative e difficoltà di liberarsene.

È proprio il peso di queste aspettative il tema che più emerge in questo film, offrendo l’altro lato della medaglia del successo.

Allora sorge spontanea una domanda: quante volte le aspettative altrui influenzano le scelte che si fanno?

Isabela e Luisa (sorelle di Mirabel) sembrano “perfette” e amate da tutti per i loro poteri ma, in realtà, si trovano costrette a incarnare una immagine ideale che appartiene agli altri e non a loro!

Attraverso una serie di peripezie e disastrose incomprensioni con la nonna, la quale cerca di portare avanti la buona immagine della famiglia ad ogni costo, Mirabel darà la possibilità alle sue sorelle di esprimere se stesse con le loro particolarità.

Da “pecora nera” della famiglia, senza poteri e combina-guai, diventerà quindi la grande possibilità di rompere i vecchi schemi familiari per guidare la famiglia verso nuovi equilibri, fatti di ascolto e comprensione delle diversità personali.

Questo film può farci riflettere su quanto spesso capita di sentirci inadeguati e non rispondenti alle aspettative della nostra famiglia o degli altri in generale solo perché abbiamo scelto una strada diversa, che può andare dal percorso lavorativo al luogo in cui abbiamo scelto di vivere.

Cosa può significare fare una scelta diversa da quella che la nostra famiglia si aspetta?

Mirabel ci permette di vedere che la diversità può diventare risorsa, novità, mezzo per favorire una crescita nostra e delle persone che ci sono vicine.

Scegliere qualcosa di diverso ci libera e ci offre percorsi che non avevamo prima conosciuto e considerato.

Allora, forse, non è sempre utile rincorrere queste aspettative, a volte tanto strette, quanto potersi sperimentare in percorsi che non avevamo previsto e che non vengono immediatamente compresi.

 

 Un film da guardare con i più piccoli ma anche con il bambino che è in tutti noi, per ritrovare nella forza della diversità la spinta giusta per credere in se stessi. E dopo il cinema, vi aspettiamo per un commento sulle nostre piattaforme social!  

 

Chiara Battista
Psicologa e Psicoterapeuta