Da italiani, siamo abituati a pensare a questo periodo come a quello delle vacanze, dei viaggi, del ritorno in Italia e del ritrovo di famiglia e amici, quello in cui “staccare il cervello” per un po’. Quest’anno è più difficile. Siamo tutti toccati dalla pandemia. C’è chi vive la paura della malattia e chi la rabbia per le restrizioni. C’è chi sente la nostalgia di non poter rientrare in Italia da troppo tempo e chi l’ansia per non poter fare previsioni. C’è chi ha visto la propria vita cambiare e chi la sta ricostruendo.

Avremmo tutti e tutte bisogno, legittimamente, anche di leggerezza. Ma non è facile.

 

Quest’estate sta portando anche tanto altro. Si fanno sempre più evidenti i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, con il recente rapporto dell’ONU che delinea scenari più che allarmanti per il futuro del nostro pianeta. Le conseguenze psicologiche e sociali legate ad un anno e mezzo di pandemia tuttora in corso, sono ben visibili. E recentemente la situazione afgana ci sta preoccupando molto: ci angoscia l’idea di quello che sta succedendo alla libertà di molte persone e di quello che potrà succedere da qui in avanti, soprattutto alle donne.

 

A volte può sembrarci sbagliato non concentrarci su questi fatti così importanti, da cui ci sentiamo toccati o anche molto coinvolti. E possiamo sentirci in colpa se ci concediamo quella leggerezza che abbiamo bramato nei mesi scorsi, o se ci dedichiamo alle cose che ci piace fare, divertendoci e distraendoci, o se conduciamo una vita “privilegiata”, mentre sappiamo che altre persone stanno soffrendo e si trovano in una condizione molto peggiore della nostra. È capitato anche a voi? Sembra che sia molto comune in questo periodo ed è un tema che si coglie anche trasversalmente sui social. Da chi dice che non trova giusto condividere la propria spensieratezza mentre intorno succedono cose così brutte, a chi invece decide di non considerare il resto, perché altrimenti non riuscirebbe più a godersi la quotidianità o le vacanze.

 

E allora, come possiamo conciliare il bisogno di informarci con quello di leggerezza? La volontà di non ignorare quello che succede nel mondo con il desiderio di goderci le cose che abbiamo, o cercare quelle che ci piacciono?

Siamo spesso abituati a pensare che sia fattibile o l’una o l’altra modalità, che le cose siano bianco o nero. E invece, udite udite: si possono conciliare. Ma attenzione, solo se siamo disposti/e a non essere radicali nelle scelte che facciamo. E a non essere troppo intransigenti con noi stessi, o talvolta anche con gli altri.

 

Siamo abituati a pensare che o una cosa la condividiamo appieno o niente, ne siamo estranei. Che se ci interessa qualcosa, dobbiamo sposare quella causa in toto. E anche a pensare che se qualcun altro soffre “davvero” per qualcosa o è “seriamente” interessato ad una questione, soffrirà con tutto se stesso o si dedicherà anima e corpo a quella situazione. Ma perché? Una persona può soffrire per qualcosa, sentirne l’importanza o nutrire grande interesse verso quel tale fatto, ma allo stesso tempo essere felice per altro; o avere voglia di prendere delle pause, oppure dedicarsi a più argomenti, senza che uno lo impegni sopra ogni cosa.

 

Altra questione. Saper godere della vita, gioire di quello che si ha e vivere intensamente le proprie possibilità, non è un modo per sbattersene del resto. Dipende da come scegliamo di farlo. Possiamo fare scelte di piacere, ma rispettose dell’ambiente. Possiamo assaporare la bellezza di ciò che abbiamo e goderci la vita, senza calpestare altri né trascurare le sofferenze altrui, occupandocene in varie forme. Possiamo tenere alla nostra felicità ed esprimerla, impegnandoci al contempo, ognuno con le proprie possibilità, per le cause che riteniamo importanti e giuste.

Sentirci in colpa per essere in vacanza o a cena fuori, mentre altre persone stanno soffrendo, non aiuterà chi sta subendo soprusi, o non salverà il mondo dal surriscaldamento globale.

Vi sto forse dicendo di fregarvene allora? Tutt’altro! Questo è un invito a concedersi la leggerezza che ogni persona di questa terra avrebbe bisogno di provare, senza che questo significhi girarci dall’altra parte e rinunciare a dare il nostro contributo per ciò che vorremmo migliorare. E senza che ci sentiamo in colpa per aver goduto delle vacanze o, in generale, di ciò che (con tanta fortuna, sì) abbiamo.

 

Il mondo sarà migliore se ci saranno più persone soddisfatte, potete esserne certi. E più lo siamo, più di solito si rivelano valide le decisioni che prendiamo. Per noi stessi, per gli altri e per il mondo.

Le scelte che facciamo quando siamo in ansia, impauriti, arrabbiati o in preda ai sensi di colpa spesso non le condividiamo, se riviste a posteriori. Certo, ci hanno aiutato lì per lì a lenire le nostre emozioni più scomode, perciò vanno comunque rispettate; ma spesso non ci aprono grandi strade. E allora, concediamoci di essere felici di quello che abbiamo, magari riconoscendolo anche più del solito (considerando tutte le cose tristi che ci sono intorno). Non solo perché ogni persona merita di essere felice, ma anche perché ci aiuterà a fare molte più cose belle anche per questa povera Terra e per le persone che hanno bisogno di una mano.

 

E se fosse la felicità ad aiutarci a salvare il mondo?

 

Sara Fornari