⁓ Difficoltà legate all'identità sessuale ⁓ 

 

COSA?

LGBTQIA+, un insieme di lettere per tentare di dare un nome a tanti diversi modi di sentirsi e riconoscersi. Un capello che raccoglie e accoglie differenze. Nell’orientamento sessuale, nell’oggetto del nostro desiderio: Lesbiche, Gay, Bisessuali. O del nostro non-desiderio: Asessuali. Nella nostra identità di genere, il sentirsi uomini o donne, che non sempre coincide con il sesso biologico: Transgender. Ma anche condizioni fisiche non binarie: Intersessuali. Oppure Queer, letteralmente “insoliti”, non eterosessuali e non cis-gender, ma non per questo definibili necessariamente all’interno di una delle precedenti etichette. E ancora “+” perché ci vorrebbero forse ancora molte altre lettere per creare un acronimo pienamente rappresentativo.

 

PERCHÈ?

Ma perché tutte queste etichette? Perché le parole ci permettono di immaginare. Ci permettono di rendere reale ai nostri occhi e a quelli degli altri ciò che sentiamo, viviamo e respiriamo. Così l’acqua non esisterebbe allo stesso modo per noi se non avessimo una parola per definirla e per pensarla. Potremmo berla, potrebbe forse rinfrescarci allo stesso modo, ma non potremmo probabilmente raccontare la nostra esperienza con essa. Se ci mancassero le parole, non potremmo condividerla e non potremmo vederla riconosciuta nella mente degli altri.

Ma dopo aver costruito, definito, nominato, può anche succedere che quelle etichette comincino ad andarci strette, che ci facciano sentire di nuovo intrappolati in una definizione troppo rigida, che non ci rappresenta, che non ci basta. E allora desideriamo di poterne fare a meno e poter andare oltre, di poterci sentire semplicemente noi stessi, senza nomi all’infuori del nostro. Facce opposte della stessa medaglia, forse. E, ugualmente, pienamente legittime.

 

QUANDO?

In che momento tutto questo può diventare un problema? Quando sentiamo di non stare bene. Quando vediamo in noi qualcosa che non ci aspettavamo d vedere, che ci stupisce, che ci spaventa. Quando sembra che nel nostro mondo non sia impossibile mostrarci per quello che siamo, sentirci capiti, sentirci liberi. Quando essere se stessi contrasta con il potersi sentire al sicuro, da tanti punti di vista. Quando il sentirci “diversi” ci fa sentire soli.

 

QUINDI?

Possiamo cercare uno spazio sicuro, una zona franca in cui poter, insieme ad un terapeuta, elaborare quello che stiamo vivendo e immaginare delle possibilità diverse da quelle che ci stanno facendo sentire bloccati, intrappolati, infelici. Uno spazio in cui concedersi di poter desiderare, sperimentare, amare ed odiare. Uno spazio che possa essere il trampolino per poter cominciare a vivere la vita che vorremmo.




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